Agro romano | |
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Regioni | ![]() |
Superficie | 1 978,40 km² |
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L'Agro romano è una vasta area rurale (in partepianeggiante e in partecollinare) che si estende attorno alla città diRoma. Politicamente e storicamente ha rappresentato l'area di influenza del governo municipale di Roma. Il termine fu ripristinato daFlavio Biondo (XV secolo) e inetà umanistica veniva utilizzato per indicare l'area dellacampagna romana nel distretto municipale di Roma.[1]
L'Agro romano viene spesso confuso con lacampagna romana, la quale in realtà designa il territorio collinare e a tratti pianeggiante interamente compreso sul lato sinistro del bacino delTevere, fino aiMonti Prenestini, aiColli Albani, alfiume Astura (nei comuni diAprilia,Nettuno eLatina) e almar Tirreno. Dopo il fiume Astura lacampagna romana lascia invece posto all'Agro Pontino.
La Roma diRomolo e dei suoi immediati successori aveva un territorio molto ristretto, anche rispetto ad altre città latine vicine comePraeneste: e questo territorio era delimitato dai "termini", cippi piantati nel terreno a delimitazione dell'area di influenza di una città o di un privato cittadino. La leggenda vuole che proprio per una questione di confini (quindi di superamento dei termini)Tullo Ostilio dichiarasse guerra adAlba Longa distruggendo la gloriosa città latina ed incamerandone i territori, nel635 a.C.
Con la proclamazione dellaRepubblica nel509 a.C., tutto il territorio occupato dai Romani nelLatium vetus venne proclamatoager publicus, dunque l'equivalente degli attuali terreni demaniali, gestiti dalloStato e concedibili ai privati. Le autorità municipali romane all'epoca erano iconsoli stessi.
Ottaviano Augusto costituì la carica delpraefectus Urbis ed altre cariche che divisero l'amministrazione della città di Roma da quella dell'Impero romano. Perciò si pose anche il problema di delimitare il territorio delmunicipium di Roma: oltre allaRegio I Latium et Campania amministrata da un governatore apposito, i confini dell'autorità municipale di Roma vennero fissatiad centesimum lapidem, ovvero "al centesimo miglio" (1 miglio romano =1482,5 m) di ciascuna via consolare convergente a Roma. Perciòde iure le autorità municipali romane controllavano la quasi totalità delLazio e parte dellaToscana daTalamone aTerracina e anche parte dell'Abruzzo e dell'Umbria. La stessa ripartizione territoriale venne confermata dalla nuova suddivisione delle province fatta daDiocleziano.
Dopo la caduta dell'Impero, ipraefecti Urbis continuarono ad essere eletti finché non vennero totalmente esautorati della loro potestà di fronte all'avanzare del potere delpapa, che divenne quindi il vero rappresentante del municipio di Roma.
L'Agro romano, inteso come zona politicamente soggetta al municipio di Roma, continuava ad estendersi teoricamenteusque ad centesimum lapidem[2], ma in pratica molte zone di confine erano finite in mano aiLongobardi e altre furono amministrate da enti religiosi se non dallo stessoPapa che iniziò a gestire il territorio tramite il sistema deipatrimonia e delledomuscultae.
Le tenute, vaste centinaia di rubbia, rimasero pressappoco le stesse fino alla metà del Novecento. Il primo Catasto, quelloAlessandrino del1660, enumera infatti 380 tenute, laTopografia geometrica dell’Agro Romano del 1692 ne riporta 411.[3]
Come conseguenza della creazione delCatasto gregoriano, dal1835 l'Agro romano assunse anche una valenza giuridica ed amministrativa, risultando esattamente determinato nei suoi limiti; ad esempio godeva della rappresentanza civica per l'amministrazione romana.[4] Costitutiva inoltre una rilevante fonte di rendita (e quindi di reddito); ad esempio, l'imposta sul sale e delfocatico vi rendeva più di200000 fiorini.[4][5]
L'Agro romano, come definito nel 1783 dal Catasto Gregoriano, si estendeva intorno a Roma, per 47 chilometri come massima estensione, per 8 chilometri per la minima, coprendo un'area di206927,11 ettari.[4] Nel1810 la Consulta straordinaria, nel periodo in cui Roma era parte delPrimo Impero francese diNapoleone, confermando l'appartenenza dell'Agro al territorio comunale, ricomprese in questo i comuni evillaggi diCerveteri,Ceri,Palo Laziale,Fiumicino,Pratica,Ardea,Isola Farnese eLa Storta.[4]
Ilmotu proprio del 6 luglio1817 dipapa Pio VII estese i confini del municipio di Roma assegnandole i territori meno popolati verso l'interno (oggi Roma est), oltre alle zone che formano gli attuali comuni diFiumicino,Pomezia,Ardea edAprilia, come parte dell'Agro romano; fino ad allora questi ultimi erano completamente abbandonati poiché quasi interamente paludosi. Il comune di Roma poté quindi avere i confini ben delimitati, all'interno dei quali ilSenatore di Roma aveva il compito di amministrare, che risultarono molto più ampi di quelli che sin dall'Alto Medioevo definivano la Città di Roma, e non rimasero più nebulosi, fino ad oggi.
Nel nuovo Catasto riformato di Roma del1870, aggiornato anche per definire le pretese territoriali dei comuni limitrofi (comeCivitavecchia,Formello oAlbano Laziale) l'Agro contava 357 tenute agricole, che assommavano per un'estensione di197840 ettari.[4][6]