Nell'antica Roma, gliActa Diurna populi Romani (citati, in modo succinto, comeActa Diurna) furono un resoconto autorizzato e ufficiale degli eventi degni di nota accaduti aRoma. I suoi contenuti erano in parte ufficiali (notizie giudiziarie,decreti imperiali, delSenato romano e deimagistrati) e in parte privati (annunci di nascita, di matrimonio e di morte).
L'origine degliActa è attribuita aGiulio Cesare, che per primo dispose la tenuta e la pubblicazione degliAtti del popolo a cura di pubblici ufficiali (59 a.C.;Svetonio,Vita di Cesare, 20). GliActa erano stilati giorno per giorno ed esposti in luogo pubblico su una tavola imbiancata[1]. Dopo essere rimasti in visione per un ragionevole lasso di tempo, venivano rimossi per essere conservati insieme ad altri documenti pubblici, così da poter rimanere disponibili per future ricerche.
GliActa differivano dagliAnnales (la cui tenuta, peraltro, era già cessata nel133 a.C.): questi ultimi, infatti, trattavano solo questioni più importanti e più degne di nota, mentre negliActa erano riportate anche notizie più minute di minor nota.
La loro pubblicazione continuò a lungo, fino almeno alla fondazione diCostantinopoli (330), ma di essi non è sopravvissuto alcunframmento autentico.
Acta diurna è un'espressione che ha fornito lo spunto per il titolo di pubblicazioni periodiche o rubriche giornalistiche.
Neglianni trenta, ad esempio,Acta diurna fu una celebre rubrica tenuta sull'Osservatore Romano daGuido Gonella, affidata al giornalista veronese da Monsignor Montini, futuroPapa Paolo VI.
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