ʻAbd al-Razzāq Kamāl al-Dīn ibn Isḥāq al-Samarqandī (in persianoعبدالرزاق سمرقندی;Herat,7 novembre1413 –Herat,1482) è stato unostoricopersiano.
Abd al-Razzaq Samarqandi nacque da unqāḍī eimam che aveva lavorato alla corte diShah Rukh. Prese il posto di suo padre nel 1437, il ché gli permise di assistere in prima persona agli eventi politici e militari nelle capitalitimuridi di Herat eSamarcanda, oltre a quelli delle campagne militari. Tutte queste vicissitudini vennero riportate da un punto di vista semiufficiale nella sua cronacaMaṭlaʿ-e saʿdayn va maǰmaʿ-e baḥrayn. Ebbe contatti con i sovrani delsubcontinente indiano, tra i quali è degno di nota quello con unragià diVijayanagar, appartenente a una dinastia non musulmana.[1]
Dopo la morte di Shah Rukh, Abd al-Razzaq Samarqandi operò a corte sottoAbdal-Latif Mirza eAbdullah Mirza. Rientrò poi nella nativa Herat pressoAbul-Qasim Babur Mirza e accompagnò il suo sovrano nella campagna dell'Iraq persiano e in quella controAbu Sa'id Mirza. Nel 1458 venne spedito aGorgan, che in quel periodo era assediata daHusayn Bayqara. Dopo tutte queste spedizioni diplomatiche, chiese e ottenne di essere nominatosceicco dellaKhanqah di Shah Rukh e della Madrasa di Herat, incarico che mantenne sino alla sua morte.[1]
IlMaṭlaʿ-e saʿdayn va maǰmaʿ-e baḥrayn ("L'ascesa delle due costellazioni propizie e la congiunzione dei due mari") è una cronaca divisa in due parti. La prima (completata nell'ottobre-novembre 1466) menziona brevemente la nascita e l'ascesa al trono diAbu Sa'id, per poi raccontare eventi storici che vanno dal 1317 fino alla morte diTamerlano (1405). La seconda parte (completata il 13 settembre 1470) invece riguarda il periodo che va dalle lotte immediatamente dopo Tamerlano fino alla morte di Abu Sa'id Mirza (1405-69) e si conclude con delle osservazioni sugli eventi del periodo 1469-71, in particolare quelli legati all'ascesa al trono di Husayn Bayqara.[1]
Le fonti su cui si basa la prima parte dell'opera, oltre che gli inizi della seconda parte sino agli eventi del 1426-1427, sono i resoconti delloZobdat al-tawārīḵ diHafiz-i Abru, ma anche quelli contenuti nelMavāheb-e elāhī diMoʿīn-al-dīn Moḥammad Yazdī e nelloZafar Nama diSharaf al-Din Ali Yazdi. Il resto della cronaca si basa su materiale d'archivio e su osservazioni e ricerche personali. In merito alle missioni in India, il testo fornisce un'importante descrizione della corte e della grande città di Vijayanagar. Specie nella seconda parte, lo stile di Abd al-Razzaq Samarqandi è molto elaborato e le informazioni essenziali sono spesso riportate semplicemente dopo passaggi prolissi.[1]
Questa cronaca ha fornito le basi per altre opere storiografiche successive, ad esempio quelle diMirkhond. È stata tradotta in parte inturco ottomano[1] e i suoi manoscritti sono conservati aSan Pietroburgo,Tashkent e in altre città. Negli anni quaranta del Novecento venne pubblicata una sua edizione aLahore.[2]
Seguono alcune edizioni e traduzioni delMaṭlaʿ-e saʿdayn va maǰmaʿ-e baḥrayn:[3]
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