Legge Gasparri | |
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Titolo esteso | Legge 3 maggio 2004, n. 112 "Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI - Radiotelevisione italiana S.p.A., nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione" |
Stato | ![]() |
Tipo legge | Legge ordinaria |
Legislatura | XIV |
Proponente | Carla Mazzuca Poggiolini |
Schieramento | Casa delle Libertà |
Promulgazione | 3 maggio2004 |
A firma di | Carlo Azeglio Ciampi |
Testo | |
Legge 3 maggio 2004, n. 112 |
Lalegge 3 maggio 2004, n. 112 (detta anchelegge Gasparri dal nome delMinistro delle comunicazioni delGoverno Berlusconi II dell'epoca, ovveroMaurizio Gasparri) è unalegge delega dellaRepubblica Italiana, in attuazione della quale fu emanato iltesto unico della radiotelevisione, promulgato l'anno successivo.
Il testo preliminare (proposta di legge n. 310[1]) fu presentato allaCamera dei deputati daCarla Mazzuca Poggiolini (Dem) il 30 maggio2001, e fu approvato dalla Camera il 3 aprile2003 dopo varie aggiunte e modifiche, tra cui una d'iniziativa del ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri. Il testo fu poi approvato dalSenato della Repubblica il 2 dicembre2003, ma venne rinviato alle Camere dalPresidenteCiampi il successivo 13 dicembre, conmessaggio motivato, che ribadiva la necessità di fissare un termine più breve per la regolamentazione del digitale terrestre da parte dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni fissato dallasentenza della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana del 20 novembre 2002, n. 466 (poiché la previsione iniziale prorogava il termine prima di quanto disposto dall'AGCOM, cioè il 31 dicembre2003) nonché di apportare modifiche alla base di riferimento per il calcolo dei ricavi, dettoSistema integrato delle Comunicazioni (SIC), che avrebbe potuto consentire a causa della sua dimensione, a chi ne detenga il 20 per cento di disporre di strumenti di comunicazione in misura tale da dar luogo alla formazione di posizioni dominanti, violando così il pluralismo dell'informazione.
Sul primo punto il governo emanò il decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 352 - convertito in legge 24 febbraio 2004, n. 43 - oggetto di critiche perché di fatto ignorava una sentenza della Corte costituzionale del 2002 con la qualeRete 4 del gruppoMediaset avrebbe continuato a trasmettere solo via satellite eRai 3 non avrebbe più trasmesso pubblicità.[2] Riguardo al secondo punto, il limite computato del 20% dei ricavi totali risultò essere molto ampio che di fatto nessuno operatore può raggiungerlo, anche se inposizione dominante nel settore televisivo.[3]
Il nuovo testo della legge venne poi approvato in via definitiva il 29 aprile (dopo 130 sedute e la presentazione di 14 000 emendamenti) e promulgato dal Presidente il 3 maggio2004.
La legge Gasparri introduce diverse novità:
LaCommissione europea era intervenuta con unaprocedura d'infrazione nei confronti dell'Italia dove si chiedeva spiegazione sulla legge Gasparri in relazione alle modificazioni del sistema radio-tv, alcune delle quali poi giudicate dalla stessa Commissione incompatibili con ildiritto comunitario.[5] Nel luglio 2007 venivano accordati all'Italia due mesi di tempo per correggere i rilievi di problematicità evidenziati dalla Commissione nei confronti della legge Gasparri nella parte relativa aldigitale terrestre.
Tale procedura d'infrazione è stata successivamente sospesa in attesa dell'adozione da parte delgoverno della Repubblica Italiana di misure atte a garantire il rispetto del diritto comunitario. Il 31 gennaio del 2008, la Corte Europea di Giustizia emana una sentenza definitiva, che dichiara che lo status di assegnazione delle frequenze per la trasmissione radiotelevisiva "è contrario al diritto comunitario, non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati".[6]
Nel 2008 ilparlamento italiano inserì all'interno del "decreto milleproroghe di quell'anno", unemendamento alla legge stabilendo che chi ha il diritto di trasmettere continui l'attività "fino all'attuazione del piano di assegnazione delle frequenze Tv in tecnica digitale". Secondo tutte le opposizioni si tratta di una ennesima norma "salva Rete 4".[7] Dopo tali proteste la mozione viene ritirata.
In attesa che ilgoverno italiano ottemperase alle indicazioni dellaCommissione europea, i membri competenti dell'organo, ovverosiaViviane Reding e Neelie Kroes, decisero di non adottare ulteriori passi formali contro l'Italia.[8] Infine, il 14 maggio 2020, la Commissione europea ha deciso l'archiviazione della procedura.[9]
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