Motto: «Вασιλεύς Βασιλέων Βασιλεύων Βασιλευόντων» ("Basiléus Basiléōn, Basiléuōn Basileuòntōn") "Re dei Re, Regnante dei Regnanti" (Sotto iPaleologi, 1259-1453)
Impero romano d'Oriente o Impero bizantino - LocalizzazioneL'Impero romano d'Oriente attorno al 565, dopo lariconquista dell'occidente voluta daGiustiniano (527-565)
Dati amministrativi
Nome completo
Impero romano d'Oriente
Nome ufficiale
(GRC)Βασιλεία Ῥωμαίων (LA)Imperium Romanum pars Orientis Res Publica Romanorum
Il termineImpero romano d'Oriente è stato utilizzato a partire daldominato dell'imperatoreValente, assieme aImpero romano d'Occidente.Impero bizantino, utilizzato dagli studiosi moderni e contemporanei, è stato introdotto in occidente a partire dalXVIII secolo dagliIlluministi, quando lo Stato era ormai scomparso da circa tre secoli, con il preciso scopo d'evidenziarvi, seppure con una modalità decisamente arbitraria, una specie di differenza e discontinuità politico-culturale con l'Impero romano classico in relazione alla sua suddivisione e alla susseguentecaduta della sua porzione occidentale, sebbene le popolazioni dell'Impero d'Oriente continuarono sempre, anche dopo la divisione, a sentirsi "romane" e ad essere considerate tali da tutte le altre popolazioni ed entità statali - all'infuori di quelleoccidentali - con cui si scontrarono o ebbero comunque dei rapporti.
Fin tanto che l'Impero d'Oriente ebbe vita, infatti, fu sempre chiamato dai cronisti e storici del tempo "romano", così come i loro stessi abitanti erano soliti chiamarsi, ingreco, "Romei" (ῬωμαῖοιRhōmàioi), vale a dire "romani". Come l'Impero bizantino era di fatto "Impero romano", così la sua capitaleCostantinopoli era la "NuovaRoma", definizione introdotta da Costantino, e così pure il titolo dei suoi sovrani era appunto "Imperatore e Cesare dei Romani" (Βασιλεὺς καὶ Καῖσαρ τῶν ῬωμαίωνVasilèus ke Késar ton Rōméōn secondo la pronuncia bizantina e moderna) e la stessapenisola balcanica veniva chiamataRumelia, nome di regione che sarà conservato pure daiconquistatori ottomani. Gli stessi ottomani utilizzeranno la parolaRūm (in araboالرُّومُ?,al-Rūm), termine storicamente impiegato dai musulmani per indicare i "Romani d'Oriente". I sultani ottomani, dopo laconquista di Costantinopoli, si assegneranno il titolo onorifico diqaysar-ı Rum (trad. "Cesare dei Romani"), riprendendolo appunto da quell'originariogreco impiegato dai sovrani bizantini, mantenendo il nome diQusṭanṭīniyya per l'originaria Costantinopoli fino alXX secolo, quando, come per svariati altri toponimi dell'Anatolia, il nome della capitale venne fissato nella evoluzione turcaIstanbul.
Benché dunque sia ormai un'abitudine consolidata quella di scindere, dal punto di vista storiografico, tra una fase "romano-orientale" e una "bizantina", non c'è comunque accordo fra gli storici sullo stabilire inequivocabilmente una data che funga da spartiacque per l'utilizzo dei due termini, datasi la forte divergenza d'opinione sui criteri d'adottare per la determinazione della datazione: taluni la fanno coincidere con: il330 (anno di inaugurazione dellaNova Roma oΝέα Ῥώμη, fondata daCostantino I, copia fedele strategica, e nostalgica per il senso della fine della prima Roma, ora che Costantino ha dichiarato "lecits" la religione cristiana); il395 (separazione definitiva dei due imperi); il476 (caduta dell'Impero romano d'Occidente); il565 (morte diGiustiniano I, ultimo imperatore romano-orientale dimadrelingua latina, e del suo sogno dellaRestauratio imperii;, il 610 (ascesa al soglio diEraclio I, che comportò - tra le altre cose - l'instaurazione del greco come lingua ufficiale dell'amministrazione imperiale.[3][4])
Il termine "bizantino" (derivato daBisanzio, nome dell'anticacolonia greca dellaTracia dove venne fatta sorgere la nuova capitale imperiale diCostantinopoli) non venne mai utilizzato dai contemporanei, sia esso interno o esterno ai territori dell'impero, durante tutto il suo periodo di vita (395-1453): i bizantini, infatti, si consideravano Ῥωμαίοι (Rhōmàioi,[5] "Romani" inlingua greca), e chiamavano il loro Stato Βασιλεία Ῥωμαίων (Vasilίa Roméon, cioè "Regno dei Romani") o semplicemente Ῥωμανία (Romanìa).
Fino al dominato diGiustiniano I, nelVI secolo, si tentò ripetutamente di ricostituire l'antica integrità dell'Impero romano, cercando disperatamente di sottrarre i territori occidentali dall'egemonia dei conquistatori barbarici sopraggiunti a seguito dellacaduta della sua porzione occidentale. Sebbene illatino fosse, in conformità al resto delle province dell'Impero romano originarie, la lingua ufficiale dell'amministrazione civile e militare, oltreché delle classi altolocate diCostantinopoli (almeno fino all'etàmarcianea, intorno al 450-457), nei suoi territori (eccezion fatta per le provincedanubiane e quellebalcaniche all'infuori dellaGrecia e, nel suo periodo di massima espansione, l'Italia, le provincenord-africane ad ovest dell'Egitto e laSpagna meridionale) ilgreco godeva dello status dilingua franca ed, in ambito artistico-culturale, diprestigio sin dai remotissimi tempi dell'impero diAlessandro Magno, e al tempo era parlato comeprima lingua da un'ampia fetta della popolazione bizantina distribuita tra la Grecia e quasi tutta l'Anatolia occidentale;[6] alla fine, esso riuscì a sostituirsi al latino come lingua ufficiale nel terzo decennio delVII secolo, per ordine dell'imperatoreEraclio I. Ciononostante, per lungo tempo fu considerato disdicevole riferirsi all'impero come "greco", poiché tale termine aveva l'accezione spregiativa dipagano.
Gli storici moderni occidentali tuttavia hanno preferito utilizzare il termine "bizantino", in relazione all'Impero romano d'Oriente, ritenendo in questo modo di non generare confusione con l'Impero romano dell'epoca classica; questa dicitura fu introdotta per la prima volta nel 1557 dallo storico tedescoHieronymus Wolf, che in quell'anno diede alle stampe il libroCorpus Historiae Byzantinae. Fu successivamente un secolo più tardi e precisamente nella seconda metà delXVII secolo che nellaFrancia diJean-Baptiste Colbert, fu data alle stampe nel 1648 la pubblicazione, da lui stesso voluta e affidata al GesuitaPhilippe Labbe, della raccolta diByzantine du Louvre (Corpus scriptorum historiæ byzantinæ). Pochi anni dopo nel 1680, fu pubblicata a Parigi l'Historia Byzantina, scritta daDu Cange, che contribuì alla iniziale diffusione dell'uso del termine "bizantino" che successivamente si diffuse tra gli autoriilluministifrancesi comeMontesquieu, tutti estremamente critici nei confronti di quell'Impero cristiano e della sua struttura politico-religiosa.[7]
È interessante quindi notare che logicamente quelli che oggi chiamiamo i "Bizantini" si sono sempre chiamati e chiamavano sé stessi "Romani" anche se dilingua greca, e anche gli stessi musulmaniselgiuchidi li chiamavano nello stesso modo, tanto che conquistandone i territori, conseguentemente fondarono ilsultanato di "Rūm", cioè dei romani, mentre gli europei occidentali venivano definiti "Latini" (dalla lingua tradizionalmente più usata, ma anche per il primato diRoma sulla cristianità occidentale).
Per corruzione dall'araboروم,Rūm, - attraverso le modifiche inHrūm e quindi insogdiano, una variante dell'iranico parlata inSogdiana,Frōm - derivò il termine cineseFulin (pinyin: 拂菻国,Fúlĭn Gúo, "Paese di Fulin"). Con questo termine, sebbene con varianti grafiche come 拂菻 e 拂临, le storie dinastiche cinesi definirono l'Impero "bizantino" dal tempo degli annali della dinastia Wei, scritti dal 551 al 554, fino agli annali delladinastia Tang scritti nel 945.
Per tale motivo si può tranquillamente rilevare, che il tentativo degli illuministi di non generare confusione con l'Impero romano dell'epoca classica "ribattezzando" i Romei e l'"Impero di Romània" con questo termine "bizantino", ha in realtà generato una deformazione profonda nel concetto della logica della continuità tra gli Imperi seppure nella trasformazione plurisecolare e linguistica. Inoltre va rilevato che questa terminologia dell'uso della parola "bizantino" nata e sviluppata in Europa occidentale si è imposta soltanto in occidente.
Nel mondo greco attuale come nelmondo russo e orientale in genere, non si tiene conto affatto di questa denominazione "occidentale", diffusa in particolar modo nella cultura e nelmondo anglo-sassone. Nella cultura e storiografia orientale come nell'uso comune dei molti paesi che facevano parte dell'antico impero, non si utilizza il termine "bizantino", ma termini derivati strettamente dalle parole originali. Questo termine “bizantino” è invece inteso come un’espressione intenzionalmente dispregiativa di parte occidentale, nei confronti di quell'Impero romeo, dal mondo cristiano orientale greco-russo ad esso ancor oggi storicamente legato. La Chiesa ortodossa di Costantinopoli come quella di Mosca, tutti i Patriarcati, rifiutano decisamente il termine "bizantino" e mantengono ancora oggi inalterati l'uso dei termini storici originali.
In effetti, un antecedente d'una denominazione quale "bizantino", può considerarsi il termineImperium Graecorum ("Impero dei Greci"), utilizzato dalla cronachistica delIX secolo in poi. Gli europei occidentali, a seguito dell'ascesa a Costantinopoli diIrene d'Atene (non riconosciuta dalPapa Leone III, che di fatto ritenne il Trono d'Oriente vacante), cominciarono infatti a considerare ilSacro Romano Impero (sorto appunto con l'incoronazione imperiale diCarlo Magno, al quale oltretutto era già attribuito l'alto titolo diPatricius Romanorum, per mano dello stesso Leone III), anziché l'Impero bizantino, vero erede dell'Impero romano classico; quando poi i sovrani occidentali volevano fare uso del termineRomano per riferirsi agli imperatori bizantini, preferivano adoperare il termineImperator Romàniæ ("Imperatore di Romània") invece diImperator Romanorum ("Imperatore dei Romani"), un titolo che veniva attribuito per l'appunto aCarlo Magno e ai suoi successori.[8]
A questo proposito, prima della nascita dell'Impero carolingio, le fonti occidentali usavano il termine "Romani" per riferirsi ai "Bizantini", riservando semmai il termine "greco" soltanto per evidenziarne la discriminanza linguistica con l'Impero classico.[9] Nelle fonti papali del VI-VII-VIII secolo l'Impero era definitoSancta Res Publica oRes Publica Romanorum: solo con la rottura dei rapporti tra Papa e Imperatore d'Oriente in seguito all'Iconoclasmo (metà dell'VIII secolo) coloro che erano fino a poco tempo prima definiti "Romani" divennero per la Chiesa di Roma "Greci" e la "Res Publica Romanorum" si trasformò in "Imperium Graecorum".[10]
La suddivisione dell'Impero romano in territori governati separatamente iniziò con ilsistema tetrarchico, creato alla fine del III secolo dall'imperatoreDiocleziano, che divise l'impero in quattro parti, due delle quali affidate ai Cesari,Galerio eCostanzo Cloro, e le altre due affidate agli Augusti,Diocleziano eMassimiano. Tale prima suddivisione ebbe tuttavia finalità esclusivamente burocratiche, amministrative, o legate a una più razionale difesa delle frontiere. La tetrarchia ebbe termine quando nel 324Costantino, figlio di Costanzo Cloro, riunificò nuovamente la carica imperiale nelle sue mani, dopo essere riuscito a sconfiggereLicinio presso Crisopoli.
Il problema di assicurare la difesa dei confini rendeva tuttavia indispensabile che la corte imperiale si stabilisse in luoghi più vicini a essi: a causa della sua posizione strategica, Costantino scelse l'antica città greca diBisanzio per edificare una nuova capitale, la cui costruzione fu completata nel 330. La scelta del luogo fu particolarmente felice anche dal punto di vista commerciale, in quanto Bisanzio controllava il flusso di merci dal Mar Nero. Sul piano più strettamente strategico-militare la città era difesa da tre lati dal mare, sempre via mare era facile rifornirla e, dal lato di terra, fu possibile erigere un imponente sistema di fortificazioni che protesse la città fino alla conquista durante laquarta crociata (1204).
Il nome ufficiale fu quello di "Nuova Roma", ma nell'uso successivo prevalse la denominazione popolare diCostantinopoli ("Città di Costantino"). Costantino fonda ufficialmente la "Nuova Roma" l'11 maggio 330, con rito etrusco e trasportando il simulacro più sacro di Roma, ilPalladio. Con l'editto di Milano del 313, che concedeva la libertà di culto aicristiani, e il forte appoggio dato da Costantino stesso alla nuova religione, l'Impero si trasformò rapidamente dapagano acristiano; la stessaCostantinopoli fu subito dotata di molte chiese maestose.
Prima di morire (395)Teodosio I affidò le due metà dell'impero ai suoi due figli: adArcadio l'Oriente, con capitale Costantinopoli, e aOnorio l'Occidente. Le due parti dell'impero, mai più riunite, saranno conosciute comeImpero romano d'Occidente e come Impero romano d'Oriente. In teoria, secondo la concezione romana, più imperatori regnavano collegialmente su un'entità, l'impero, che giuridicamente era comunque considerata come un'unica realtà.
Tale era stata almeno la "ratio" di tutte le suddivisioni, sia nel III sia nel IV secolo. In pratica, dalla scomparsa diTeodosio in poi i due imperi imboccarono dei cammini differenti e in taluni casi persino contrapposti. A conferma dell'unità "teorica" dell'Impero, la monetazione di quel periodo mostra i due Imperatori d'Occidente e d'Oriente seduti sullo stesso trono ed entrambi sorreggenti ilglobo crucigero rappresentante l'ideale romano di dominare l'intero mondo, con l'iscrizioneSALVS REI PUBLICAE.[11] Tuttavia, leggi promulgate in Oriente erano ritenute valide per l'Occidente solo se ratificate dall'imperatore occidentale, e viceversa, creando una divergenza legislativa tra Occidente e Oriente.[12]
Nel 476Odoacre, re degliEruli, depone l'ultimo imperatore d'Occidente,Romolo Augustolo, e restituisce le insegne imperiali all'imperatore d'OrienteZenone, in segno di sottomissione. Da tale momento l'Impero d'Oriente sarà l'unico a sopravvivere, considerandosi unico e legittimo erede dell'Impero romano.
La parte orientale del mondo romano (che successivamente avrebbe costituito l'Impero romano d'Oriente) venne parzialmente risparmiata dalle difficoltà che visse quella occidentale nel III e IV secolo, almeno fino allabattaglia di Adrianopoli, nel 378, grazie alla sua più favorevole posizione geografica, al suo maggior sviluppo economico e alla superiore ricchezza. La prosperità economica dell'Oriente romano era dovuta, più che alle cospicue risorse agricole del territorio, anche e soprattutto a una più ampia diffusione dei commerci, i quali poggiavano su una fitta rete urbana.
Pochi anni dopo la morte del grandeTeodosio e la formazione di un Impero propriamente orientale e di unooccidentale (395), si scatenarono leinvasioni (V secolo). Queste ultime portarono rapidamente al collasso l'Impero Romano d'Occidente e causarono, attorno all'anno 400, danni e distruzioni in alcune zone dell'Impero d'Oriente (penisola balcanica) da parte deiVisigoti, senza però intaccare l'unità territoriale dello Stato.
Il regno diArcadio (395-408) fu segnato dal riacutizzarsi del problema germanico e dai rapporti conflittuali con l'altra parte dell'Impero, causati, in parte, dall'ambizione del generalissimoStilicone di reincorporare all'Occidente laPrefettura del pretorio dell'Illirico e di ritagliarsi un proprio ruolo politico anche in Oriente. Nel 395 ifoederatiVisigoti, stanziati nell'Illirico Orientale fin dal 382 a seguito dell'accordo stipulato in quell'anno con Teodosio, si rivoltarono, eleggendo come loro reAlarico e, negli anni immediatamente successivi, devastarono la Tracia e la Grecia. L'arrivo di Stilicone sembrò potere riportare la situazione sotto controllo, ma Arcadio - su suggerimento delprefetto del pretorioFlavio Rufino, suo consigliere e uomo di fiducia, e temendo che Stilicone volesse in realtà impadronirsi dell'Illirico - ordinò al generale di ritirarsi. Rufino fu fatto assassinare poco più tardi quasi certamente su ispirazione di Stilicone che si avvalse, forse, della complicità di un comandante barbaro,Gainas,[13] nominato successivamentemagister militum praesentialis.
Dopo la morte di Rufino la personalità più influente alla corte di Arcadio divenne l'eunucoEutropio, che nel 397 fece dichiarare dalsenato bizantino Stiliconehostis publicus ("nemico pubblico") dell'Impero d'Oriente e che accolse le pretese di Alarico: il re federato di Roma venne nominatomagister militum per Illyricum (comandante dell'esercito di campo dell'Illirico) e i Visigoti ricevettero nuove terre di insediamento in Macedonia. Nel 399, tuttavia, per porre termine all'insurrezione in Asia Minore dei mercenari goti diTribigildo, che esigevano la destituzione di Eutropio (che nel frattempo si era inimicato anche l'imperatrice e parte del senato), l'eunuco fu dapprima destituito e mandato in esilio e successivamente giustiziato. L'anno successivo, però, vi fu a Costantinopoli una reazione antigermanica in cui fu coinvolto lo stesso Gainas, che,tentato invano di impadronirsi del potere, andò incontro a una tragica fine. I Germani furono da allora esclusi dall'esercito romano-orientale comefoederati e riammessi successivamente non sotto il comando dei propri capi, ma come mercenari posti sotto il comando di un generale romano.[14]
Alarico e i Visigoti, avendo perso il riconoscimento legale delle loro terre di insediamento e temendo forse di essere attaccati dagliUnni del reUldino, da poco alleatisi con Arcadio, decisero di volgersi più a Occidente,invadendo l'Italia (401 - 402) nel tentativo di costringere Onorio ad arruolarli comefoederati legittimando così loro il possesso di un qualsiasi territorio romano-occidentale. Stilicone, tuttavia, sconfisse ripetutamente gli invasori pur non facendo prigioniero Alarico che poté così lasciare l'Italia. Alcuni anni più tardi il generale romano si accordò con Alarico per occupare congiuntamente l'Illirico strappandolo in tal modo all'Impero d'Oriente. Il piano, però, non poté prosperare a causa dell'invasione della Gallia (e poi della Spagna) da parte diVandali,Alani eSvevi e dell'usurpazione in Gallia eBritannia diCostantino III (406 - 407).
La morte diArcadio (408), seguita pochi mesi più tardi da quella di Stilicone, che, caduto in disgrazia e accusato di tradimento e collusione con i Barbari, fu giustiziato per ordine di Onorio, permise una normalizzazione dei rapporti fra i due imperi che tornarono a collaborare fra di loro in funzione anti-germanica. Così quando Alaricoinvase per la seconda volta l'Italia (408 - 410) l'Occidente romano ricevette aiuti militari dall'Oriente: nel 409 il nuovo imperatore,Teodosio II (408-450), inviò 4 000 soldati a Ravenna affinché Onorio potesse difendersi dai Visigoti e dall'imperatore fantoccioPrisco Attalo, contribuendo a salvargli il trono; nel 425 lo stesso Teodosio II inviò una spedizione in Italia per deporre l'usurpatoreGiovanni Primicerio e porre sul trono d'Occidente l'Imperatore legittimoValentiniano III, suo cugino; dal 431 al 435 il generale di Teodosio II,Aspar, combatté contro i Vandali in Africa impedendo loro, almeno per il momento, di conquistare Cartagine; e, nel 441, unaconsistente flotta di 1100 navi fu inviata in Sicilia per unirsi a un esercito romano-occidentale capitanato daEzio ed essere imbarcato per l'Africa con il fine di liberarla dai Vandali chel'occupavano.[15] Considerato che, nonostante lapace stipulata con laPersia nel V secolo, illimes orientale non poteva essere sguarnito troppo di truppe, e che illimes danubiano era minacciato dagliUnni (i quali invasero l'Impero d'Oriente nel 421, 434, 441-442 e 447), i rinforzi che l'Impero d'Oriente inviò a quello d'Occidente erano tutt'altro che trascurabili.[16]
A conferma di quanto l'Impero d'Oriente non fosse indifferente al declino dell'Occidente romano, illimes danubiano fu, nel 441, sguarnito delle truppe ivi stanziate, che, come si è accennato, furono riunite in Sicilia per essere imbarcate per l'Africa occupata dai Vandali. Gli Unni diAttila ne approfittarono e, trovato un pretesto per rompere la pace,invasero l'Illirico orientale e lo devastarono perché privo di un numero adeguato di difensori, costringendo Teodosio II a richiamare le truppe inviate inSicilia e a rinunciare alla spedizione per liberare l'Africa. Negli anni successivi (441-450) l'imperatore d'Oriente non poté più prestare aiuto all'Occidente perché minacciato costantemente da Attila e dai suoi Unni, che gli imposero il pagamento di un tributo annuale di 2100 libbre d'oro e l'evacuazione di una fascia territoriale a sud delDanubio percorribile in cinque giorni di marcia.
Sotto l'ImperatoreMarciano (450-457) l'Oriente non rinunciò a sostenere l'Occidente contro gli invasori: la cronaca diIdazio narra che contingenti romano-orientali furono inviati in sostegno dell'Impero d'Occidente contro gli Unni quando Attila invase l'Italia (452), contribuendo al suo ritiro.[17] Il suo successore Leone I (457-474) allestì, nel 468,una nuova spedizione di 1100 navi per aiutare l'Impero d'Occidente a recuperare l'Africa, spendendo l'equivalente di più di un anno di entrate.[18] Il fallimento dell'impresa, dovuta forse al tradimento del generaleBasilisco (accusato daProcopio di Cesarea di essersi accordato conGenserico), condizionò l'invio di ulteriori aiuti all'Occidente che vennero pressoché interrotti essendo le casse dello Stato vuote a causa delle enormi spese sostenute per allestire la spedizione.[19]
IGermani conservarono per gran parte del V secolo la propria importanza sotto il profilo militare come mercenari (l'alanoAspar era molto influente a corte), ma dall'epoca diLeone I (457-474) i romano-orientali riuscirono ad affrancarsi da essi arruolando contingenti sempre più consistenti diIsauri, una popolazione guerriera e scarsamente ellenizzata dell'Anatolia.[18] Lo stesso imperatoreZenone (474-491) era isaurico. Egli fece eliminare i propri rivali, Aspar e suo figlio Ardaburio nel 471, provocando tuttavia in tal modo la rivolta deifoederati goti stanziati in Tracia, che appoggiavano Aspar. Solo nel 473 si riuscì a porre termine alla rivolta con il pagamento di un tributo annuale di 2000 libre d'oro e la nomina del capo deiGoti di TraciaTeodorico Strabone amagister militum e "solo sovrano dei Goti". Successivamente, però, i Goti di Tracia si unirono ai Goti Amali di Pannonia, condotti daTeodorico il Grande, portando alla formazione della coalizione degliOstrogoti. Questi ultimi furono un grave problema per l'Impero d'Oriente, finché non si riuscì a dirottarli verso l'Italia (489) con la speranza, che non andò delusa, di porre termine al dominio diOdoacre.
Tra la caduta dell'Impero d'Occidente e Giustiniano (476-527)
L'Impero romano all'epoca dei regni di Leone I(oriente) eMaggioriano(occidente) nel 460. L'Impero romano d'Occidente sarebbe durato appena due decenni, mentre il territorio dell'Impero romano d'Oriente non avrebbe subito modifiche fino alle riconquiste di Giustiniano I
Nel 476, anno delladeposizione diRomolo Augusto, l'imperatore bizantinoZenone ricevette daOdoacre le insegne imperiali dell'Occidente, come riconoscimento esplicito della propria autorità sull'intero mondo romano. Tale atto di sottomissione ebbe soprattutto un valore simbolico e non fu il preludio di un'effettiva riunificazione dell'Impero. Agli imperatori bizantini bastava che i sovrani dei nuoviregni romano-barbarici riconoscessero la propria superiorità gerarchica e morale, disinteressandosi delle aree occidentali occupate dalle tribù germaniche, impoverite e ormai periferiche. Preferirono pertanto rafforzarsi nella zona orientale, spostando in tal modo di fatto il baricentro degli interessi economico-politici dell'Impero verso est.
Talvolta gli imperatori facevano sentire ancora la propria presenza in Occidente con intrighi o mediante la concessione di prebende e onori ai capi barbari (conferendo titoli e cariche, elargizioni monetarie e talvolta anche dando loro in matrimonio principesse romano-orientali). Incuteva molto più timore, all'epoca, il pericolo costituito dal forteImpero persiano.[20]
L'imperatore aveva un'aura sacrale, che però differiva dalla divinizzazione della sua persona dell'epoca imperiale: egli era ilvicario divino sulla Terra,typus Christi (simbolo vivente del Cristo) e garante della Chiesa (come quando presenziava aiconcili ecumenici quali quelli diNicea, diEfeso e diCalcedonia): la sua figura era unasumma degli imperatori romani e dei re d'Oriente.[21]
Fonte di gravi problemi fu la diffusione delmonofisismo nelle province asiatiche (Siria in particolare) e inEgitto. Gli imperatori del V secolo cercarono generalmente di riassorbire tale eresia evitando di condannarla apertamente e adottando talvolta dottrine di compromesso, come quelle che ispirarono l'editto di Henotikòn, che però non soddisfece né la frangia più estrema del monofisismo né il Papa. Vi fu anche chi, comeAnastasio I, appoggiò apertamente il monofisismo, suscitando a Costantinopoli una rivolta, in occasione della pubblicazione di una versione monofisita delTrisagion, che per poco gli fece perdere il trono (512).[22] Oltre alle questioni religiose, molto sentite, i problemi che preoccupavano l'Impero d'Oriente erano la difesa dei confini nord-occidentali dalle popolazionigermaniche, slave e uralo-altaiche, la ridefinizione giuridica, fiscale e territoriale del territorio, i rapporti con l'Occidente e con ilpapa e la contesa con l'Impero persiano per il possesso di alcune aree a ridosso della frontieramesopotamica.
Giustiniano fu l'ultimo imperatore di costumi e lingua latini di Bisanzio[23] e il più grande autocrate che sedette sul trono bizantino.[24] Nipote dell'imperatoreGiustino I era, come lui, di umili origini e nato in un piccolo centro latinofono dellaMacedonia settentrionale. La sua provenienza e formazione romano-latine e non greche, furono gravide di conseguenze.[25] L'aspirazione universalistica che sempre contraddistinse la sua opera aveva una matrice romana e cristiana a un tempo: il concetto diimperium romano si identificava infatti per Giustiniano sia con l'ecumene cristiana sia con la restaurazione della grandezza romana vista come una missione sacra.[23] Sotto il suo regno «Per l'ultima volta il vecchio impero romano spiegò tutte le sue forze e visse il suo ultimo periodo di grandezza, sia dal punto di vista politico, sia da quello culturale».[23]
La riconquista dell'Occidente e i rapporti con la Persia (527-565)
L'Impero romano d'Oriente alla morte diGiustiniano (565). In blu l'Impero nel 527, in viola le conquiste di Giustiniano in Occidente, in altri colori gli Stati confinanti
Durante il regno diGiustiniano I, salito al trono nel 527, si assistette all'ultimo concreto tentativo di riconquistare le regioni occidentali, per ristabilire l'unità dell'Impero romano (renovatio imperii). Tale tentativo fu coronato da un parziale, anche se in taluni casi effimero, successo. Sotto il comando dei generaliBelisario prima eNarsete poi, i Bizantini riuscirono ariconquistare le province dell'Africa settentrionale (533-534), parte dellaSpagna meridionale e, al termine della sanguinosissimaguerra gotica (535-555) combattuta contro gliOstrogoti, l'interaItalia. Se la maggior parte di quest'ultima fu persa una quindicina d'anni più tardi a seguito dell'invasione longobarda, iniziata nel 568, laSpagna bizantina fu persa solo un secolo più tardi (intorno al 624), mentre l'Africa nord-occidentale fece parte dell'Impero romano d'Oriente per oltre un secolo e mezzo (fino al 698). Sotto Giustiniano l'Impero bizantino raggiunse, attorno alla metà delVI secolo, la massima espansione territoriale della sua storia (395-1453).
Lo squilibrio creato a Oriente dalle campagne inEuropa occidentale fu subito colto dai Persiani, che tra il 540 e il 562invasero l'Armenia e laSiria, occupando momentaneamente anche la metropoli diAntiochia. Nel 562 Giustiniano riuscì a ottenere la pace con la Persia al prezzo di un grave tributo. Nel (542-546) una gravissima epidemia di peste (la cosiddettapeste di Giustiniano) flagellò Costantinopoli e l'intero Impero, che subì una forte flessione demografica. Pochi anni più tardi (559) la capitale venivasalvata a stento da un'orda di invasoriUnni eSclaveni.
Durante il regno di Giustiniano operò il massimo storico in lingua greca dall'epoca diPolibio,Procopio di Cesarea, e uno fra i più grandi grammatici latini della tarda antichità,Prisciano. Nel campo del diritto venne prodotta, per volontà dell'imperatore, la più monumentale ricompilazione legislativa romana dell'antichità: quelCorpus iuris civilis che rappresenta il più straordinario lascito di Bisanzio all'Occidente. Un gruppo di giuristi coordinati dal celebreTriboniano, portarono a compimento l'impresa in pochi anni, raccogliendo e aggiornando gli antichi codici legislativi romani. IlCorpus fu redatto quasi interamente in latino, anche se per molte leggi più recenti (le cosiddetteNovellae Constitutiones), promulgate in massima parte da Giustiniano, si utilizzò il greco, lingua d'uso nella maggior parte dell'Impero romano d'Oriente (ma non nell'ambito giuridico e militare, mentre la corte, all'epoca, era ancora bilingue).
In epoca giustinianea venne a maturazione la sintesi fra le tradizioni artistiche d'Oriente e Occidente, e in modo particolare fra l'arte romana e quella siriaco-orientale dando vita a uno stile profondamente originale, anche se ancorato alla tradizione.[26] Tale stile, che si era andato sviluppando nel corso delIV eV secolo, si diffuse in tutta Europa e trovò la sua espressione più alta nell'architettura, soprattutto di carattere religioso. Fra le costruzioni ecclesiastiche nate per volere imperiale ricordiamo Santa Sofia, chiesa dedicata alla Sapienza di Dio o dell'Hagia Sophia, ed edificata neglianni trenta delVI secolo. Santa Sofia rappresenta la massima creazione dell'architettura bizantina di ogni tempo e dell'arte cristiana in Oriente[27] divenendo in breve il centro della vita religiosa dell'impero e dellaChiesa ortodossa e l'apogeo dell'urbanizzazione cristiana della città, che deve al grande imperatore l'erezione di trentadue chiese, quattro palazzi, il foro dell'augusteo e sei ospizi.[28] In quegli anni altre metropoli d'Oriente e d'Occidente saranno abbellite da magnifici edifici civili e di culto. Fra queste ultime non possiamo non menzionare Ravenna, roccaforte del potere romano-orientale in Italia, che verrà adornata da due splendide chiese:San Vitale, consacrata nel 547 eSant'Apollinare in Classe, del 549.
In questo clima di trionfo della religione cristiana (dopo che essa ebbe compiuto nei due secoli precedenti la propria irresistibile ascesa e si fu diffusa fra le masse), fu chiusa la quasi millenariaAccademia d'Atene (529), anche se continuò a funzionare, in forma ridotta, per alcuni decenni.[29] Molti fra i suoi docenti furono costretti, tuttavia, a rifugiarsi in Persia, per poi tornare, senza più potere esercitare, grazie alla "pace eterna" siglata da Giustiniano conCosroe I.
Nel 568-569 iLongobardi invadevano l'Italia stremata dalla guerra, molto probabilmente perché pressati dall'espansionismo avaro, anche se secondo la tradizione tramandata daPaolo Diacono (ma considerata inattendibile dalla storiografia odierna) sarebbero stati spinti a invaderla dallo stessoNarsete per vendetta controGiustino II, che lo aveva richiamato a Costantinopoli.[30]
Ben presto l'Impero perse, dunque, il controllo dell'Italia a vantaggio dei Longobardi, conservando solo alcune zone costiere e, all'interno, un modestocorridoio umbro che collegava Roma con Ravenna.[31] Nel frattempo laSpagna bizantina subiva la controffensiva deiVisigoti condotti da reLeovigildo, che riconquistò varie città, mentre laPrefettura del pretorio d'Africa era minacciata dalle incursioni del re locale Garmul, sconfitto dal generale (e poi esarca d'Africa)Gennadio solo nel 578. Il nuovo Imperatore Giustino II, invece di inviare rinforzi in Occidente per salvaguardare i territori riconquistati da Giustiniano, decise incautamente di violare la tregua con la Persia, ritenendo umiliante continuare a pagare il tributo ai Persiani che Giustiniano aveva accettato di versare per comprare la pace.[32]
La nuovaguerra contro la Persia, iniziata nel 572 e terminata solo vent'anni dopo (591), portò inizialmente alla perdita diDara e impegnò per parecchio tempo la maggior parte delletruppe dell'Impero d'Oriente, distogliendole dalla difesa dei Balcani e dei territori occidentali riconquistati da Giustiniano. Quando, dunque, intorno al 580, i Balcani furono invasi daSlavi eAvari, l'Impero non poté opporre forze sufficienti per respingerli, con il risultato che grosse porzioni dei Balcani furono occupate da Slavi (mentre gli Avari erano intenzionati a compiere incursioni non per stabilirsi entro i confini dell'Impero, ma per lo più a fini di saccheggio e per costringere l'Impero ad aumentare il tributo).
L'Impero romano d'Oriente nell'anno 600
L'ImperatoreMaurizio (582-602) ereditò dunque una situazione disperata, con l'Impero invaso da tutti i fronti. In Occidente tentò di porvi rimedio costituendo gliEsarcati, una sorta di vicereami governati da unesarca con autorità sia civile sia militare, nel tentativo di rendere i territori occidentali in grado di autodifendersi senza ricevere aiuti da Oriente, e cercando l'alleanza deiFranchi contro i Longobardi.[33] Sempre Maurizio, nel 597, stabilì che alla sua morte si sarebbe ricostituito l'Impero d'Occidente, governato dal figlio minore Tiberio, mentre l'Impero d'Oriente sarebbe andato al primogenitoTeodosio; secondo Ostrogorsky, questa sarebbe la prova che «non si era rinunciato all'idea dell'Impero romano universale, né a quella dell'unico Impero romano governato collegialmente, con amministrazione distinta delle sue due parti».[34] Tuttavia la morte violenta di Maurizio, ucciso dall'usurpatoreFoca (602-610), mandò a monte i suoi piani.
In Oriente, invece, Maurizio cercò di risolvere un problema per volta: cioè prima vincere la guerra contro laPersia e, solo dopo avere risolto il problema persiano, riconquistare i Balcani agliSlavi e Avari. Vinto nel 591 il conflitto contro la Persia, approfittando di una guerra civile scoppiata nell'Impero sasanide, e ottenuta parte dell'Armenia, Maurizio poté quindi volgere una gran parte del suo esercito contro Slavi e Avari, nel tentativo di scacciarli dai Balcani e respingerli oltre Danubio. Le suecampagne, durate fino al 602, furono nel complesso vittoriose e portarono al ripristino dellimes danubiano, ma la sua politica volta al risparmio generò nel 602 un ammutinamento nell'esercito che gli costò il trono.[35]
Dopo la morte dell'imperatore bizantinoMaurizio a opera del sopracitatoFoca, l'imperatore sasanideCosroe II usò questo come pretesto per riconquistare la provincia romana diMesopotamia.[36] Foca, un imperatore impopolare che viene spesso descritto da fonti bizantine come un "tiranno", fu bersaglio di numerose cospirazioni a opera del Senato e venne alla fine deposto nel 610 daEraclio che divenne il nuovo imperatore bizantino.[37] Sotto Foca ed Eraclio, la situazione in Oriente e nei Balcani degenerò nei primi vent'anni del VII secolo: i Persiani, rotta la pace con il pretesto di vendicare l'assassinio di Maurizio,dilagarono in Oriente, conquistando Siria, Palestina e Egitto e devastando l'Asia Minore; gli Avari e gli Slavi ripresero l'offensiva, strappando di nuovo all'Impero l'Illirico.[38][39] Nel 626 Costantinopoli stessa si trovòassediata da Persiani e Avari, ma la città resistette e l'Impero riuscì a sopravvivere. Nel frattempo, in Occidente, iVisigoti riuscirono nel 624 circa a cacciare i Bizantini dalla Spagna, mentre, in Italia, Bisanzio e i Longobardi erano in pace fin dal 603, grazie alla politica conciliante dell'esarcaSmaragdo. L'esarcaIsacio (625-643) continuò a rinnovare la tregua con i Longobardi, ma non poté impedire loro - sotto il regno diRotari - di conquistare laLiguria e, inVeneto,Oderzo eAltino (639/643).
Eraclio riuscì invero a recuperare il terreno perduto con una serie di campagne orientali durate dal 622 al 628, vincendo inaspettatamente la guerra contro la Persia e recuperando i territori orientali (628). La guerra sfinì però sia i Bizantini sia iSasanidi, e li rese estremamente vulnerabili agliArabi.[40] I Bizantini vennero infatti sconfitti dagli Arabi nellaBattaglia del Yarmuk nel 636, quandoCtesifonte era già caduta due anni prima.[41] Siria e Palestinacaddero presto in mano araba e l'Egittovenne annesso alCaliffato Rashidun nel 642.[42]
Nel 641, dunque, l'Impero, ridotto all'Asia Minore eTracia con enclavi in Italia, Africa e Balcani, si era ridotto ai minimi termini. Ciò che l'Impero perse in territorio, però, lo guadagnò in uniformità. Eraclio ellenizzò completamente l'Impero rendendo ilgreco la lingua ufficiale e prendendo il titolo diBasileus ("Re") invece del vecchio termine romanoAugustus. L'Impero era ora notevolmente differente nella religione, rispetto alle ex terre imperiali dell'Europa occidentale, anche se le province bizantine meridionali differivano significativamente da quelle settentrionali nella cultura e praticavano ilcristianesimomonofisita piuttosto che quellocalcedoniano.
La perdita delle province meridionali in favore degliArabi, rese più forte l'ortodossia nelle province rimanenti. Eraclio divise l'impero in un sistema di province militari chiamatethemata per fronteggiare gli assalti permanenti, con la vita urbana che declinava al di fuori della capitale, mentre Costantinopoli continuava a crescere consolidando la sua posizione di città più grande (e civilizzata) del mondo. I tentativi arabi di conquistare Costantinopoli fallirono di fronte alla superiorità della marina bizantina e al suomonopolio di una tuttora misteriosa arma incendiaria, ilfuoco greco. Dopo avere respinto gli iniziali assalti arabi, l'Impero iniziò un progressivo e parziale recupero delle sue posizioni.
L'VIII secolo fu dominato dalla controversia sull'iconoclastia. Leicone vennero bandite dall'ImperatoreLeone III, portando alla rivolta gli iconoduli dell'Impero. Grazie agli sforzi dell'Imperatrice Irene, ilsecondo concilio di Nicea si riunì nel 787 e affermò che le icone potevano essere venerate ma non adorate. Irene tentò anche un matrimonio di alleanza conCarlo Magno, che avrebbe unito i due imperi, ma questi piani non giunsero a nulla. La controversia iconoclasta ritornò nel IX secolo, ma le icone vennero ripristinate nell'843. Queste controversie non aiutarono le relazioni, che andavano disgregandosi, con laChiesa Cattolica Romana e ilSacro Romano Impero, che stavano iniziando a guadagnare da soli più potere.
Dopo i brevi regni dei due figli di Eraclio,Costantino III edEracleona, conclusisi entrambi tragicamente dopo pochi mesi, prese il potereCostante II (641-668), figlio di Costantino III e nipote di Eraclio, all'età di undici anni. Vista la minore età, per i suoi primi anni di regno Costante II fu posto sotto la tutela delSenato bizantino. Nel frattempo, dopo un tentativo fallito da parte dei Bizantini diriconquistare l'Egitto (645), gli Arabi, compresa l'importanza di costruire una flotta in grado di competere alla pari conquella bizantina, allestirono una potente flotta, che inflisse pesanti sconfitte a quella bizantina e iniziò a compiere raid nelle isole del Mediterraneo orientale, tra cuiCreta eRodi.[43]
Unaguerra civile scoppiata nelcaliffato arabo negli anni cinquanta del settimo secolo impedì però agli Arabi di attaccare Costantinopoli: nel 659, per assicurarsi la neutralità di Bisanzio nel corso della guerra civile, gli Arabi accettarono di pagare a Bisanzio un tributo in cambio di una tregua triennale.[44] Costante II ne approfittò (almeno, secondoTreadgold) per riorganizzare l'esercito secondo il sistema deithemata (in passato attribuito a Eraclio) e per tentare di riconquistare l'Italia. Partito per l'Italia con almeno 20 000 soldati e sbarcato aTaranto nel 663, Costante II tentò di occupareBenevento fallendo nell'impresa, dopodiché - dopo avere visitato Roma per dieci giorni, l'antica capitale - si fermò aSiracusa, dove pose la propria residenza[45] e proclamò capitale dell'impero.[46] L'eccessivo fiscalismo e l'opposizione alla Chiesa di Roma (dovuta alla promulgazione delTypos, editto imperiale che vietava le discussioni religiose e accusato dalPontefice di favorire l'eresiamonotelita) gli provocarono l'odio tra la popolazione locale e nel 668 l'Imperatore venne assassinato in una congiura,[47] e dall'esercito fu proclamatoMecezio.
Il figlioCostantino IV, rimasto a Costantinopoli, vendicò l'assassinio del padre sedando la rivolta - conrelativa usurpazione - inSikelia. Gli Arabi, nel frattempo, sferrarono diverse incursioni e saccheggi in Anatolia, e tra il 674 e il 678assediarono addirittura Costantinopoli. L'attacco non ebbe successo grazie all'uso delfuoco greco con cui i Bizantini incendiarono le navi arabe distruggendo la loro flotta e alla fine venne firmata una tregua di trent'anni con ilcaliffato arabo.[48] Nel frattempo, nel 680, iBulgari iniziarono a stanziarsi nei Balcani e furono vani tutti i tentativi da parte di Costantino IV (668-685) prima e del figlioGiustiniano II (685-711) poi di scacciarli. Nel 698 gli Arabiconquistarono anche l'Esarcato di Cartagine e ripresero a minacciare l'Impero con raid frequenti inAnatolia.
L'Impero, nel frattempo, ricadde nell'instabilità politica. La politica autocratica e dispotica di Giustiniano II provocò la sua detronizzazione, il taglio delnaso e l'esilio inCrimea nel 695; il suo successore,Leonzio, regnò per soli tre anni, per essere poi detronizzato da un'ulteriore rivolta che portò al tronoTiberio III; ancora, nel 705 Giustiniano II riuscì a recuperare il trono, detronizzando Tiberio III, per poi perderlo di nuovo nel 711, in seguito alla rivolta diFilippico. Nei successivi sei anni si succedettero una serie di effimeri imperatori (Filippico,Anastasio II,Teodosio III), i cui regni durarono non più di due anni; una tale instabilità politica comprometteva le possibilità da parte dei Bizantini di resistere alle offensive arabe.
L'Impero bizantino quando Leone III salì al trono di Bisanzio nel 717.
Nel 717 Leone III (717-741) si impadronì del trono rivoltandosi al precedente imperatore Teodosio III e riuscì a respingere l'assedio arabo della Capitale avvenuto nel 717-718, salvando l'Impero dalla capitolazione.[49] In quegli anni, tuttavia, in seguito ad accese discussioni nella Chiesa sull'eccessiva venerazione delle icone religiose, l'Imperatore iniziò a parteggiare per la fazione favorevole alla loro distruzione: era la cosiddettaiconoclastia, che generò una crisi che si protrasse fino al IX secolo.
Nel 726 l'imperatore fece rimuovere un'icona dalla porta del palazzo, suscitando una rivolta nella capitale e nelthema Ellade, mentre nel 730 sembra che l'Imperatore abbia emanato un vero e proprio editto iconoclasta (a favore della distruzione delle immagini, ritenute fonte diidolatria).[50] L'iconoclastia spinse l'Impero, a causa delle dispute interne, sull'orlo di una guerra civile e causò delle rivolte anti-bizantine in Italia, che facilitarono l'espansione deiLongobardi a danni dell'esarcato; nel 751Ravenna, capitale dell'Esarcato bizantino, cadde in mano longobarda, avvenimento che segnò la fine della dominazione bizantina dell'Italia centrale; infatti ilpapachiamò iFranchi contro i Longobardi, che vennero sconfitti e costretti dal re franco a cedere l'esarcato al Papa, decretando la nascita delloStato della Chiesa e l'inizio del potere temporale dei Papi, che si staccarono così dalla dominazione di Bisanzio.[51]
La politica iconoclasta fu proseguita con maggior vigore e fermezza dal figlioCostantino V (741-775), che si attirò talmente tanto odio tra gliiconoduli (veneratori delle immagini) a tal punto che le fonti iconodule gli affibbiarono il soprannome di "Copronimo" (nome disterco) perché avrebbedefecato sul fonte battesimale al momento delbattesimo. Nel 754 Costantino V convocò unconcilio aHieria che approvò l'iconoclastia, ordinando la distruzione delle immagini sacre nelle chiese e la loro sostituzione con immagini di argomento profano.[52] Costantino V iniziò quindi a perseguitare apertamente i monaci - considerati un nemico politico -, confiscando i loro monasteri e costringendoli ad abbandonare la vita monasticaminacciando in caso contrario l'accecamento.[53] La lotta contro i monaci sembra dovuta a contrastare il loro potere e incamerare le loro ricchezze. Tuttavia non vanno dimenticati i successi dell'Imperatore contro gli Arabi e i Bulgari, che portarono anche a una sia pur molto limitata espansione dell'Impero.
Dopo il breve regno diLeone IV (775-780), il trono fu assunto daCostantino VI (780-797) sotto la reggenza della madreIrene (797-803). Quest'ultima, devota alle icone, fece convocare unconcilio aNicea nel 787 che condannò come eretica l'iconoclastia ristabilendo la venerazione, ma non l'adorazione, delle icone.[54] Nel frattempo, ambiziosa a regnare da sola, tramò da dietro le quinte in modo da rendere suo figlio impopolare, in modo da poterlo detronizzare con facilità. Nel 797, infine, con uncolpo di Stato, lo detronizzò e lo fece accecare, assumendo da sola il potere. Per la prima volta, a Bisanzio, una Imperatrice regnava non da "Imperatrice consorte" ma da "Imperatrice regnante", a tal punto che si fece chiamare "Basileus" ("Imperatore") e non "Basilissa" ("Imperatrice").[55] Nell'800, considerando vacante il trono di Costantinopoli perché retto da una donna che per di più si era appropriata illegalmente del potere con un colpo di Stato, ilpapa elesse Imperatore dei Romani il Re dei Franchi e dei LongobardiCarlo Magno; l'incoronazione venne considerata illegittima da Costantinopoli e Carlo Magno cercò di risolvere ilproblema proponendo a Irene di sposarlo in modo da unificare Occidente e Oriente; tuttavia il piano fallì a causa di un golpe che detronizzò Irene.[56]
Assunse il tronoNiceforo I (803-811), il quale, nel tentativo di porre rimedio alle riforme fiscali di Irene che avevano danneggiato il bilancio dello Stato, cercò di risanare il bilancio alzando le tasse. I provvedimenti fiscali di Niceforo - definiti daTeofane Confessore i "dieci misfatti" - gli attirarono una certa impopolarità specialmente tra il ceto monastico, ma erano necessari per il bene dello Stato.[57] Durante il regno di Niceforo, Bisanzio iniziò a recuperare il controllo della Grecia slavizzata, ma subì unacatastrofica sconfitta contro i Bulgari nell'811 a causa di un'imboscata nella quale finì ucciso lo stesso Imperatore.[58] La capitale sembrò a questo punto in pericolo a causa della minaccia bulgara, ma i suoi successori riuscirono a stabilizzare la situazione, salvando l'Impero dai Bulgari.[59]
Nel frattempo gli iconoclasti tornarono al potere conLeone V (813-820), che ripristinò l'iconoclastia.[60] I suoi successori appartenenti alladinastia amoriana -Michele II (820-829) eTeofilo (829-842) - mantennero l'iconoclastia (soprattutto Teofilo), ma questa venne poi abolita all'inizio del regno del figlio di Teofilo, Michele III, nell'843, per opera della madre e reggente di Michele III, Teodora. Vennero però perse le isole diCreta (nell'863, riconquistata solo nel 961) e laSicilia (conquistata dagli emiri diKairouan tra l'827 e il 902). Il più grande traguardo di quell'epoca fu invece la cristianizzazione di gran parte dell'Europa orientale da parte della Chiesa greca.
L'Impero raggiunse un periodo di grande splendore sotto gli imperatori macedoni, tra la fine del IX e l'inizio dell'XI secolo. Durante questi anni l'Impero resistette alla pressione della Chiesa Romana per rimuovere il PatriarcaFozio e guadagnò il controllo delMare Adriatico, di parte dell'Italia e di molti dei territori in mano ai Bulgari. Questi vennero completamente sconfitti daBasilio II nel 1018. Nella campagna contro di essi, Basilio II si guadagnò il soprannome di Bulgaroctono, che significa "sterminatore di bulgari". L'Impero si guadagnò anche un nuovo alleato (ma talvolta anche un nemico) nel nuovo stato russo diKiev, dal quale l'Impero ricevette un'importante forza mercenaria, laGuardia Variaga.
Come Roma in precedenza Bisanzio presto cadde in un periodo di difficoltà, causate in gran parte dalla crescita dell'aristocrazia terriera, che minò il sistema deithemata. Fronteggiando i suoi vecchi nemici, il Sacro Romano Impero e ilCaliffatoabbaside, avrebbe potuto riprendersi, ma nello stesso tempo nuovi invasori apparvero sulla scena, che avevano pochi motivi per rispettare la sua reputazione - iNormanni, che conquistarono l'Italia meridionale, e iturchi Selgiuchidi, che erano principalmente interessati nello sconfiggere l'Egitto, ma compirono comunque delle mosse inAsia Minore, la principale area di reclutamento delle armate bizantine. Con lasconfitta a Manzicerta dell'ImperatoreRomano IV nel 1071 da parte diAlp Arslan,Sultano deiSelgiuchidi, molte di quelle province furono perse. La divisione finale tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa avvenne anch'essa in questo periodo, con la loro mutuascomunica nel 1054.
Nel 961 Creta venne riconquistata con una spedizione. Non è nota la località in cui sbarcarono le truppe imperiali, anche se allo sbarco seguì immediatamente un aspro combattimento contro i Saraceni. Dopo tre giorni di relativa calma, in cui fu possibile portare a termine le operazioni di sbarco ed effettuare ricognizioni dell'isola, gli Arabi ritornarono all'attacco ma dovettero ripiegare alla volta di Candace, ritenuta imprendibile e stimata baluardo difensivo dell'intera isola. Raggiunta la capitale, Niceforo, pensando che non fosse possibile conquistare la città con un assalto diretto, fece iniziare i lavori necessari per un lungo assedio: cercò di isolare Candace sia via mare sia via terra, per prevenire eventuali tentativi di ricollegamento con la Siria, la Cilicia, l'Egitto e, persino, la lontana Andalusia. Una cosa è certa: le richieste di aiuto da parte dell'emiro di Creta al Califfo egiziano e a quello di Cordova, grazie al blocco navale, rimasero senza risposta, e le forze arabe che tentarono lo sbarco furono fatte a pezzi. Per il blocco via terra, la città fu circondata da un ampio fossato e da una palizzata.
Ciò nonostante non mancarono i tentativi per sbaragliare gli assedianti, risultati tutti infruttuosi. Tra questi quello del vecchio amera Kourupas che, al comando di quasi quarantamila uomini, inviati in buona parte dal Califfo d'Africa e in parte raccolti tra i superstiti dell'isola, guidò una spedizione contro il campo bizantino, per favorire la sortita degli assediati. L'operazione però fallì, anche perché Niceforo, grazie ad alcune informazioni segrete, riuscì a prevenire le mosse del nemico: ne derivò una terribile strage dei difensori di Candace.
Durante il lungo assedio (dall'estate 960 alla primavera 961) non mancarono atti di crudeltà da parte di Foca e del suo esercito. È riferito che:
«Ordinò che le teste dei nemici uccisi fossero lanciate con le fionde a guisa di dardi, sicché la breve estensione del cielo si mostrasse macchiata della strage dei barbari e il popolo peccatore sapesse che per loro era una pena anche la collocazione delle membra. Lanciavano le teste al posto dei sassi; colpivano spesso anche i loro padri, e i fratelli, e chi moriva in battaglia diveniva omicida nella strage dei padri»
(Teodosio Diacono II 60-69; trad. G. Attanasio, 1995)
Sempre Teodosio Diacono afferma che:
«Il capo dei frombolieri, poi, o Signore, fa qualcosa degna, e molto, di riso. Infatti, dopo avere legato alla fionda un asino ottuso, ordina di lanciare un asino vivo fra gli asini. Essi allora, occupati a legarlo con le corde, scagliano l'infelice per le vie del cielo. Quello agitava le zampe, scalciava, saliva per il cielo il rustico asino; prima di nessuna importanza, ora librato in alto, il somaro pigro e lento in terra, correndo per il cielo, incuteva allora terrore ai Cretesi. […] Il comandante, osservando questo somaro divenuto volatile, distogliendo la mente dalla tempesta delle preoccupazioni, disse sorridendo agli altri generali: «O compagni, quelle belve ricevano come cibo questo strano uccello, che giace ora là dentro; come venuto da luoghi impervi e nascosti riempirà di cibo la loro mensa: infatti, io penso che essi abbiano bisogno delle cose necessarie.»
(Teodosio Diacono III 173-195; trad. G. Attanasio, 1995))
Nei sette mesi di assedio anche i musulmani di Creta e quelli d'Africa tentarono più volte di rompere il blocco per soccorrere gli abitanti di Candace che erano ormai ridotti alla fame, ma che rifiutavano di arrendersi conoscendo il terribile destino a cui sarebbero andati incontro. La situazione, tuttavia, non fu facile neppure per le truppe imperiali, tanto che Bringa fu costretto a inviare nuovi rifornimenti e scorte per impedire lo scompaginamento dell'esercito. Il tutto fu aggravato anche da una carestia che si era propagata a macchia d'olio per tutto l'Oriente e che rendeva difficile il reperimento di generi alimentari.
Candace, però, cadde il 7 di marzo 961, quando fu sferrato l'assalto diretto, preceduto da un lungo bombardamento delle mura da parte delle macchine da guerra; seguì la rapida sottomissione dell'intera isola. Lo stesso Niceforo Foca organizzò e guidò la successiva riorganizzazione: fece abbattere le mura di Candace, oramai devastata dal lungo saccheggio, anni di pirateria vi avevano fatto, infatti, affluire grandi ricchezze, e costruire la fortezza di Temenos su una collina adiacente per le truppe di stanza, in gran prevalenza armene; favorì la ricristianizzazione della popolazione e la ricostruzione dei luoghi di culto, avvalendosi della collaborazione dell'amico d'infanzia Atanasio, futuro rinnovatore del monachesimo del monte Athos. Successivamente lo stesso Niceforo Foca e il suo nipote e generale Giovanni Zimisce attaccarono la Siria. Nel 962 la città di Aleppo si arrese ai Bizantini, nel 963 Giovanni Zimisce nella battaglia della "Collina Sanguinaria" riconquistò buona parte della Cilicia, nel 964 Adana e Anazarba furono conquistate; tuttavia solo l'anno dopo, nel 965 con la conquista di Mamistra e di Tarso, la Cilicia fu interamente riconquistata. Nello stesso anno anche Cipro fu riconquistata. Nel 969 anche Antiochia, città di importanza vitale e sede di un Patriarcato dellaPentarchia, fu nuovamente annessa a Bisanzio. Nel 970 Zimisce, oramai divenuto imperatore, occupò la Siria fino alla città di Damasco e successivamente la Palestina nel 975: era arrivato alle porte diGerusalemme, tuttavia non assediò la Città Santa perché capì di essere troppo isolato dal resto dell'esercito. Si ripromise che l'anno seguente la città sarebbe stata riconquistata, ma purtroppo una volta ritornato a Costantinopoli l'Imperatore morì. Gli succedetteBasilio II.
Un'altra campagna contro i musulmani avvenne quando Basilio II stava conducendo la guerra in Macedonia, la Siria fu invasa dai Fatimidi, che inflissero ai Bizantini una sconfitta sull'Oronte (15 settembre 994) e strinsero d'assedio Aleppo. L'Imperatore dovette interrompere momentaneamente la campagna contro i Bulgari per correre a salvare l'Oriente dalla capitolazione.
Nel 995 Basilio II radunò quarantamila uomini ad Antiochia in modo da trasportare velocemente il suo esercito di fanteria verso la Siria a dorso di mulo. Le regioni limitrofe, difatti, erano sconquassate da disordini, causati dai musulmani e i soldati giunsero appena in tempo per riuscire a difendere Aleppo. In breve l'imperatore riuscì a sconfiggere l'esercito islamico, che si ritirò in Siria, e a occupare Raphamea e Emesa.
A questa spedizione si aggiunse la distruzione del regno Bulgaro. Tra il 1001 e il 1004 Basilio iniziò una campagna punitiva contro i Bulgari, che procedette lenta ma con ottimi risultati e grazie alla quale i Bizantini riuscirono a riconquistare tutta la penisola balcanica orientale. Inizialmente Basilio invase e occupò i dintorni di Serdica, successivamente invase la Macedonia, riconquistò la Tessaglia ed espugnò, dopo un assedio di otto mesi, la fortezza diVidin, lungo il corso del Danubio.
Da quella fortezza Basilio si diresse a meridione, dove inflisse un'altra sconfitta a Samuele presso il fiume Vardar (1004).
Dopo queste vittorie, con le quali aveva strappato a Samuele metà del suo impero, Basilio decise di tornare a Costantinopoli. L'anno successivo, ripresa la campagna, riuscì a espugnare Durazzo grazie a un provvidenziale tradimento. Degli anni successivi di campagne non sappiamo molto.
L'odio dell'imperatore contro i Bulgari, causato dalla disastrosa campagna condotta contro di loro vent'anni prima, non era stato attenuato dal tempo. Dopo la vittoria conseguita nell'alta valle dello Strimone, il 4 ottobre del 1014, nella battaglia di Kleidion, la sua ferocia nel punire la popolazione fu tale da fargli assumere l'appellativo diBulgaroctono, ovvero "massacratore di Bulgari". Essendogli sfuggito lo zar Samuele di Bulgaria (997-1014) Basilio catturò circa 14000 Bulgari, li accecò tutti e li mandò dal loro re, che nel frattempo era riparato nella fortezza di Prespa (Macedonia). Essi erano stati messi in fila a gruppi di cento, e al primo della fila era stato cavato un occhio solo, in modo che potesse condurre i suoi compagni. Lo Zar, sconvolto, morì due giorni dopo, vedendo come la sua grande armata era stata distrutta.
A Samuele succedette il figlio Gabriele, che implorò la pace offrendosi di diventare vassallo dell'Impero; Basilio rifiutò e continuò l'offensiva, conquistando altre città. Gabriele morì nel 1015 ucciso da Giovanni, suo cugino, che gli succedette; il nuovo zar tentò di nuovo di giungere alla pace, dicendo di essere disposto ad accettare il vassallaggio. In un primo momento l'Imperatore bizantino accettò ma quando vide che, nonostante i patti, lo zar avesse pianificato di aggredire Durazzo, il basileus si infuriò e attaccò Giovanni, conquistando Ocrida e accecando i prigionieri.
A questo punto i Fatimidi invasero di nuovo l'oriente conquistando il protettorato bizantino di Aleppo mentre ilre di Georgia Giorgio aveva aggredito il thema di Iberia, ma Basilio non si fece distrarre da tali offensive e continuò la conquista di ciò che rimaneva del potente Impero bulgaro. Giovanni tentò una disperata resistenza, ma morì nel tentativo di espugnare Durazzo (febbraio 1018). Venuto a conoscenza della morte dello zar, Basilio decise di condurre l'offensiva finale, occupando di nuovo Ocrida (recuperata poco tempo prima da Giovanni) e annettendo completamente la Bulgaria occidentale all'Impero. Con questa vittoria Basilio riportò tutta la penisola balcanica sotto il controllo dell'Impero. Basilio celebrò la vittoria prima nelPartenone di Atene, da tempo trasformato in chiesa cristiana, e successivamente a Costantinopoli.
All'ascesa al trono di Alessio nel 1081 l'Impero versava in condizioni gravissime, circoscritto a Grecia e Macedonia, finanziariamente sul lastrico e scosso da violente lotte intestine. Mai in tutta la storia era stato così vulnerabile. Ladisastrosa sconfitta di Manzicerta da parte dei Turchi selgiuchidi, avvenuta solo sette anni prima, aveva avuto pesanti strascichi: la perdita dell'Asia minore (circa metà dei possedimenti imperiali) privava Costantinopoli della vitale fonte di reclutamento per il suo esercito costituita dalle provincie anatoliche, la indeboliva fortemente sul piano economico e lasciava la capitale direttamente esposta agli attacchi dei nemici. Inoltre i Normanni della Sicilia avevano approfittato della temporanea debolezza militare dell'impero per sferrare un'offensiva decisiva contro le roccaforti greche in Italia, cacciando i Bizantini da tutto il meridione.
Meno di un secolo dopo avere raggiunto il suo apogeo, sotto Basilio II, l'impero bizantino era caduto in una situazione che faceva temere addirittura il suo collasso.
I crociati, prima di conquistare laTerra Santa, si recarono a Costantinopoli e di qui iniziarono il loro viaggio.
Sfruttando gli attacchi crociati contro i TurchiAlessio Comneno attaccò i Turchi riprendendo i territori persi: l'opera fu continuata da suo figlioGiovanni II Comneno e da suo nipoteManuele Comneno.
Federico Barbarossa intraprese azioni ostili contro l'Impero bizantino durante laterza crociata, ma fu la quarta che ebbe gli effetti più devastanti. Anche se l'intento della crociata era di conquistare l'Egitto, sotto l'influenza dei Veneziani e al comando delmarchese del Monferrato, la crociataespugnò Costantinopoli nel 1204. Come risultato venne fondato un regno feudale di breve durata, l'impero latino di Costantinopoli (vediBattaglia di Adrianopoli), e il potere bizantino fu indebolito permanentemente. Oltre alle conquiste territoriali il doge di Venezia fu insignito del titolo di “Signore di un quarto e mezzo dell'Impero Romano d'Oriente” ottenendo così la facoltà di nominare ilpatriarca latino di Costantinopoli e la possibilità di inviare un rappresentante veneziano nel governo dell'Impero latino d'Oriente[61]. A tutti gli effetti il doge rifiuto’ formalmente la nomina ufficiale ma divento’ il nuovo imperatore latino “de facto” e ogni doge detenne questa prerogativa fino alla fine della repubblica, rivendicando la carica diimperatore romano.
Dall'impero latino scaturirono tre Stati bizantini: l'Impero di Nicea, ilDespotato d'Epiro e l'Impero di Trebisonda. Il primo, controllato dalla dinastia deiPaleologi, riuscì a riconquistare Costantinopoli nel 1261 e sconfisse l'Epiro, rivitalizzando l'Impero ma dando troppa attenzione all'Europa in un periodo in cui le province asiatiche avrebbero dovuto essere la preoccupazione principale.
A causa di due guerre civili (quella del 1321-1328 equella del 1341-1347) logoranti e protratte nel tempo durante la prima metà delXIV secolo, l'Impero bizantino non si sollevò mai più e durante la sua ultima fase di vita, ovvero quella della dinastia Paleologa successiva alla quarta crociata, era solamente un potentato regionale di cultura greca, più che un impero.
Per un po' di tempo l'impero, con i pochi territori ancora sotto il suo controllo, sopravvisse semplicemente perchéSelgiuchidi,Tartari (come erano chiamati iMongoli) e PersianiSafavidi erano troppo divisi per potere attaccare.
Alla fine i Turchiottomani invasero tutti i possedimenti a nord del Bosforo con l'eccezione di alcune città portuali. Gli ottomani (nucleo originario del futuroImpero ottomano) costituirono uno Stato indipendente sostituendosi alSultanato di Rum, retto daiSelgiuchidi (ormai declinante dopo la sconfitta nel 1243 per manomongola nellabattaglia di Köse Dağ) per merito diʿOthmān I Ghāzī, figlio diErtuğrul, il cui nome, a partire dal 1281, servirà a indicare la dinastia ottomana da lui fondata.
L'Impero si appellò all'Occidente in cerca di aiuto, tuttavia i diversi stati europei posero come condizione la riunificazione dellaChiesa cattolica e di quellaOrtodossa. L'unità delle Chiese fu considerata e occasionalmente imposta legalmente, eppure i cristiani ortodossi non accettarono il cattolicesimo romano. Alcuni combattenti occidentali arrivarono in aiuto di Bisanzio, ma molti preferirono lasciare soccombere l'Impero e non fecero nulla quando gli Ottomani conquistarono i territori rimanenti, portando la loro capitale adAdrianopoli.
La salvezza momentanea di Costantinopoli fu l'arrivo deiTimuridi guidati daTamerlano, che nel 1402 nellabattaglia di Ancyra in Anatolia, sconfissero pesantemente gli ottomani, catturando il loro sultanoBayezid I.
Costantinopoli fu in principio risparmiata grazie alle sue possenti difese, però, con l'avvento deicannoni, lemura (che in oltre mille anni erano state superate solo dalla quarta crociata) ora non offrivano più una protezione adeguata di fronte alla nuova tecnologia. Lacaduta di Costantinopoli alla fine arrivò il 29 maggio 1453, dopo un assedio di due mesi comandato dal giovane sultanoMaometto II.
Costantino XI Paleologo, nonostante gli fosse stato consigliato di fuggire inMorea, volle restare nella città fondata dall'omonimo imperatore romanoCostantino il Grande e fu visto per l'ultima volta mentre entrava in combattimento contro iGiannizzeri ottomani che avanzavano pericolosamente, presumibilmente perdendo la vita sul campo.
Maometto II conquistò ancheMistra nel 1460 eTrebisonda nel 1461, ponendo così fine agli ultimi baluardi bizantini.
L'economia bizantina fu tra le più avanzate in Europa e nel Mediterraneo per molti secoli. L'Europa, in particolare, non fu in grado di competere con la potenza economica bizantina fino al tardo Medioevo. Costantinopoli era un importante centro di una rete commerciale che in varie epoche si estendeva lungo pressappoco tutta l'Eurasia e il Nord Africa; inoltre era il primario capolinea occidentale della celebrevia della seta. Vari studiosi sostengono che, fino all'arrivo degli Arabi nel VII secolo, l'Impero aveva l'economia più prospera del mondo. Leconquiste arabe, tuttavia, avrebbero portato a un sostanziale capovolgimento di fortune contribuendo a un periodo di declino e stagnazione. Le riforme di Costantino V (c. 765) segnarono l'inizio di una ripresa che si protrasse fino al 1204.
Dal X secolo fino alla fine del dodicesimo l'impero bizantino proiettò un'immagine di estrema ricchezza e lusso, e i viaggiatori erano impressionati dalle ricchezze accumulate nella capitale. Tutto questo mutò con la quarta crociata, che fu cagione di una catastrofe economica da cui Bisanzio non si riprese più,[62] nonostante i tentativi di ripresa da parte deiPaleologhi. Gradualmente perse anche la sua influenza sulle modalità di commercio e sui meccanismi di prezzo, oltre al controllo sul rilascio di metalli preziosi e, a dire di molti studiosi, persino sulla coniazione delle monete.[63]
Una delle fondamenta economiche dell'Impero era il commercio. I tessuti devono essere stati di gran lunga le più importanti merci di esportazione; laseta era certamente importata in Egitto, oltre che in Bulgaria, e in Occidente.[64] Lo Stato controllava strettamente sia il commercio interno sia quello con altre nazioni, e mantenne il monopolio della coniazione dimonete. Il governo esercitava un controllo formale dei tassi di interesse, e fissava i parametri per le attività delle corporazioni, per le quali avevano un particolare interesse. L'Imperatore e i suoi ufficiali intervenivano a volte nelle crisi per assicurare l'approvvigionamento alla capitale, e a tenere basso il prezzo deicereali. Inoltre il governo spesso raccoglieva parte del surplus tramite le tasse, e lo rimetteva in circolazione, tramite ridistribuzione in forma di salari agli ufficiali di stato, o investendo in opere pubbliche.[65]
Le opere scritte dell'Antichità classica mai cessarono di essere coltivate in Bisanzio. Di conseguenza, la scienza bizantina fu sempre intimamente connessa con lafilosofia antica, e con lametafisica.[66] Sebbene più volte i Bizantini avessero fatto grossi progressi nellascienza applicata (si veda la costruzione diHagia Sophia), dopo il VI secolo gli studiosi bizantini diedero pochi nuovi contributi alla scienza nel senso di sviluppare nuove teorie o sviluppare le idee di autori classici.[67] Lo studio delle scienze declinò particolarmente durante gli anni oscuri dellapestilenza e delle conquiste islamiche, ma successivamente, durante il cosiddettorinascimento bizantino (fine del primo millennio), gli studiosi bizantini si riaffermarono come esperti nelle scienze nei quali Arabi e Persiani avevano fatto i maggiori progressi, particolarmente inastronomia ematematica.[68]
Nell'ultimo secolo di vita dell'Impero, i grammatici bizantini trasferitisi in Italia ebbero il merito di portare opere letterarie e grammaticali greche nell'Italia rinascimentale.[69] Durante questo periodo, l'astronomia e altrescienze matematiche venivano insegnate a Trebisonda; la medicina attrasse l'interesse di pressoché tutti gli studiosi.[70]
Nel campo del diritto, le riforme diGiustiniano I ebbero un'evidente influenza sull'evoluzione dellagiurisprudenza, e l'Ecloga di Leone III influenzò la formazione di istituzioni giuridiche nel mondo slavo.[71]
Come simbolo ed espressione del prestigio universale delPatriarcato di Costantinopoli,Giustiniano I edificò la Chiesa della Santa Sapienza divina,Hagia Sophia, che venne completata nel breve periodo di quattro anni e mezzo (532–537)
Fu da questa contrapposizione tra cultura latina della parte occidentale e cultura ellenistica della parte orientale che nacquero i due grandi filoni, romano e greco-ortodosso, della Chiesa, con caratteristiche molto differenti nel rapporto con l'imperatore. La Chiesa greco-costantinopolitana, a differenza di quella romano-latina, non aveva margini per un'attività politica per la costante supervisione dell'imperatore, che era interessato a evitare troppi spazi d'autonomia o il sorgere di nuove controversie teologiche che minassero l'unità dell'Impero, caratterizzato già di suo da popolazioni divise per tradizioni culturali e linguistiche (siriaca, copta, armena, oltre alla greca) e da interessi economici contrastanti. Nella parte occidentale, invece, il papa di Roma si era arrogato un documento (falso), ladonazione di Costantino, e si era posto, stante l'instabilità e il declino del potere centrale dell'imperatore d'Occidente, come erede dell'Impero romano d'Occidente, iniziando a impossessarsi direttamente del titolo o a concederlo ad altri sovrani tramite le cerimonie che appartenevano all'imperatore.
La sopravvivenza dell'Impero in Oriente assicurò all'Imperatore un ruolo attivo negli affari della Chiesa. Lo Stato bizantino ereditò dall'epoca pagana la routine, amministrativa e finanziaria, di amministrare affari religiosi, e questa routine fu applicata allaChiesa. Seguendo la tesi diEusebio di Cesarea, i Bizantini vedevano l'Imperatore come un rappresentante o messaggero diCristo, responsabile particolarmente della propagazione del Cristianesimo tra i pagani, e degli affari "estranei" alla religione, come l'amministrazione e le finanze. Il ruolo imperiale, tuttavia, negli affari ecclesiastici non si è mai sviluppato in un sistema giuridicamente definito.[72]
Ilcristianesimo non fu mai pienamente unito, poiché esistevano le eresie. La Chiesa di Stato dell'Impero romano, poiChiesa ortodossa, non rappresentò mai tutti i cristiani dell'Impero. Ilnestorianesimo, eresia del patriarca di Costantinopoli del V secoloNestorio, si staccò dallachiesa imperiale portando alla formazione dellaChiesa d'Oriente. Un ulteriore scisma accadde quando leChiese ortodosse orientali si staccarono dalla Chiesa imperiale non avendo accettato le dichiarazioni delConcilio di Calcedonia. Oltre a queste Chiese secessioniste, esistevano numerose altre eresie (come l'arianesimo) al principio dell'Impero, sebbene al tempo della caduta di Roma (V secolo) l'arianesimo fosse per lo più limitato ai popoli germanici dell'Europa occidentale. Comunque, nel tardo periodo bizantino, l'ortodossia rappresentava la maggioranza dei cristiani dell'Impero. GliEbrei erano una significativa minoranza religiosa nell'Impero. Nonostante fossero in taluni periodi perseguitati, essi erano generalmente tollerati, sebbene, a partire dal 70, fossero costretti a pagare unatassa speciale.
Con il declino di Roma, e i conflitti con gli altri patriarcati orientali, la Chiesa di Costantinopoli divenne, tra il sesto e l'XI secolo, il centro del Cristianesimo più ricco e più influente.[73] Anche quando l'Impero venne ridotto a solo un'ombra di quello che era una volta, la Chiesa, come istituzione, non aveva mai esercitato così tanta influenza sia dentro sia fuori dai confini imperiali. SecondoGeorg Ostrogorsky ilPatriarcato di Costantinopoli rimase il centro del mondo ortodosso, con diocesi metropolitane subordinate e arcivescovati in Asia Minore e Balcani, ora persi da Bisanzio, come anche nelCaucaso, Russia eLituania. La Chiesa rimase l'elemento più stabile dell'Impero bizantino.[74]
Miniature del VI secolo (tratte daiVangeli Rabbula) mostrano la natura astratta e simbolica dell'arte bizantina.
L'arte bizantina è quasi interamente a tema religioso. Le forme bizantine si diffusero per commercio e per conquista in Italia e in Sicilia, dove esse persistettero in forma modificata fino al XII secolo, ed ebbe influenze formative sull'arterinascimentale italiana. Grazie all'espansione della Chiesa Ortodossa Orientale, le forme bizantine si diffusero anche nell'Europa orientale, come per esempio la Russia.[75] Influenze dell'architettura bizantina, particolarmente negli edifici religiosi, possono essere trovate in diverse regioni dall'Egitto e l'Arabia alla Russia e alla Romania.
Nella letteratura bizantina si intrecciano quattro elementi culturali diversi: quellogreco, quello cristiano, quellolatino, e quello orientale. La letteratura bizantina è spesso classificata in cinque settori: opere storiche e annalistiche, opere enciclopediche (come quelle del Patriarca Fozio,Michele Psello, eMichele Coniata, considerati i più grandi enciclopedisti che Bisanzio abbia mai avuto) e saggi, e poesie secolari (l'unica genuina epica eroica dei Bizantini è ilDigenis Acritas). I rimanenti due settori sono: la letteratura ecclesiastica e teologica, e la poesia popolare. Dei circa 2 000-3 000 volumi di letteratura bizantina sopravvissuti, solo trecentotrenta riguardano la poesia secolare, la storia, la scienza e la pseudo-scienza.[76] Mentre il periodo più florido per la letteratura secolare bizantina va dal IX al XII secolo, la sua letteratura religiosa (sermoni,libri liturgici e poesie, opere teologiche, trattati devozionali ecc.) si sviluppò molto prima: il rappresentante di questo genere più preminente fuRomano il Melode, vissuto ai tempi di Giustiniano.[77]
Nello Stato bizantino l'imperatore era un monarca assoluto, la cui autorità veniva considerata di origine divina.[78] Il Senato cessò di avere una reale autorità politica e legislativa ma rimase come un concilio onorario con membri titolari. Dalla fine dell'ottavo secolo, un'amministrazione civile centrata sulla corte fu formata come parte di un consolidamento a larga-scala del potere nella capitale (l'ascesa deisacellari è relativa a questo cambiamento).[79] La riforma più importante di questo periodo è l'istituzione deitemi (themata,θέματα), in cui l'amministrazione civile e militare è esercitata da una sola persona, lostrategos.[78]
Nonostante l'occasionale uso denigratorio del termine "bizantino" la burocrazia bizantina in realtà mostrò nel corso dei secoli una grossa abilità a riadattarsi alla situazione dell'impero. Il sistema di titolatura e precedenza bizantino rende l'amministrazione imperiale una burocrazia ordinata ai moderni osservatori. Gli ufficiali erano disposti in ordine rigoroso intorno all'imperatore, e dipendevano dalla volontà imperiale per il loro rango. Vi erano anche veri lavori amministrativi, ma l'autorità poteva venire assegnata agli individui e non alle cariche.[80]
Nel VIII e IX secolo il servizio civile costituiva il percorso privilegiato per gli individui di rango aristocratico, ma, a partire dal IX secolo, l'aristocrazia civile dovette subire la rivalità con l'aristocrazia nobiliare. Secondo alcuni studiosi di governo bizantino, la politica dell'XI secolo fu dominata dalla competizione tra l'aristocrazia civile e militare. Durante questo periodo, Alessio I intraprese delle importanti riforme amministrative, tra cui la creazione di nuove dignità e cariche di corte.[81]
Dopo la caduta di Roma, la sfida chiave per Bisanzio era mantenere delle relazioni con gli stati confinanti. Quando queste nazioni crearono le proprie istituzioni politiche, prendevano spesso a modello Costantinopoli. La diplomazia bizantina ben presto riuscì ad attirare i suoi vicini in una rete di relazioni internazionali tra Stato e Stato.[82] Tale rete riguardava il fare trattati e l'accoglimento di un nuovo regnante nella famiglia dei re, oltre all'assimilazione dei valori e delle istituzioni bizantine.[83] Laddove gli scrittori classici facevano distinzioni etiche tra pace e guerra, i Bizantini consideravano la diplomazia una forma di guerra combattuta con altri mezzi.[84] Per esempio un'eventuale minacciabulgara poteva essere affrontata fornendo denaro ai Rus di Kiev.[84] LaChiesa ortodossa mantenne inoltre una funzione diplomatica e la diffusione della professione ortodossa era un obbiettivo diplomatico fondamentale per l'Impero.
La Diplomazia all'epoca aveva anche una funzione di raccogliere informazioni segrete oltre alla sua funzione puramente politica. Il Bureau dei Barbari a Costantinopoli aveva il compito di registrare ogni informazione riguardante i "Barbari", e si trattava forse di una sorta di servizi segreti dell'epoca.[85] J.B. Bury riteneva che l'ufficio supervisionava tutti gli stranieri visitanti Costantinopoli, e che erano sotto la supervisione del Logoteta del Corso.[86] Anche se alla superficie la sua funzione principale era assicurarsi che gli inviati stranieri fossero trattati adeguatamente e ricevessero abbastanza fondi statali per il loro mantenimento (venivano assunti inoltre degli interpreti), aveva chiaramente anche una funzione di sicurezza. NelloStrategikon, del VI secolo, si legge: "[Gli inviati] che vengono inviati a noi dovrebbero essere ricevuti con onore e generosità [...]. I loro assistenti, tuttavia, dovrebbero essere tenuti sotto sorveglianza per impedire che ottengano informazioni ponendo delle domande al nostro popolo."[87]
I Bizantini si servivano di varie tattiche diplomatiche. Per esempio spesso i Bizantini trattenevano nella capitale membri di dinastie reali estere per anni, non solo come potenziali ostaggi, ma anche come utili pedine nel caso le condizioni politiche dello Stato da dove venivano fossero cambiate. Un'altra tattica fondamentale era sopraffare i visitatori con sontuose esposizioni.[82] A dire diDimitri Obolensky, la preservazione della civiltà nell'Europa orientale è dovuta all'efficacia e alla pienezza di risorse della diplomazia bizantina, che resta uno dei contributi più duraturi di Bisanzio alla storia dell'Europa.[88]
Fino agli inizi del VII secolo il latino fu la lingua ufficiale dell'Impero e idioma d'uso della massima parte degli abitanti delle province danubiane poste sotto sovranità bizantina (Mesia inferiore,Mesia superiore, Dacia Ripuaria, ecc.). Nel basso Danubio (Scitia) erano diffuse sia il latino sia il greco.[89] Nel resto dei Balcani il latino era in uso nella zona costiera dellaPraevalitana, del Novo Epiro[90] e in gran parte dellaMacedonia settentrionale. Da quest'ultima Provincia provenivano gli imperatoriGiustino I eGiustiniano, entrambi di madrelingua latina. Era anche la lingua più parlata nelle province africane riconquistate da Giustiniano (533), nella Spagna bizantina, nell'Esarcato d'Italia ed ebbe una certa diffusione nella stessa Costantinopoli, la cui fondazione aveva portato « [...] la solennità dello Stato romano nel centro del mondo greco»[91]. Fu inoltre la lingua della corte imperiale fino a quando questa si mantenne legata ai militari[92] che avevano tale idioma come unica lingua d'uso. Così « [...] il latino si perpetuò a Costantinopoli come una cosa naturale, come un elemento della maestosa facciata di un impero mondiale»; del resto « [...] anche per un greco il latino era sempre stato la lingua che esprimeva la maestà dello Stato...».[93]
Con l'invasione degliSlavi,Avari eProto-bulgari nei Balcani a partire dal VI secolo la latinità delle province danubiane e balcaniche entrò in un irreversibile processo di decadenza, mentre la perdita della maggior parte d'Italia, occupata daiLongobardi fra il 568 e il 576 circa, provocava un brusco ridimensionamento della componente latina, o latinofona, all'interno dell'Impero. Sempre nel VI secolo, a seguito di un processo iniziato dopo l'estinzione delladinastia teodosiana in Oriente, l'esercito romano, in quanto forza politica, era stato sostituito da una casta di alti funzionari e burocrati. Fu tale casta a esprimere imperatori comeAnastasio I Dicoro eGiustiniano, mentre i latini propriamente detti si erano andati estinguendo nel corso del V secolo..».[92]
Nel VI secolo, tuttavia, a Costantinopoli era ancora presente una culturalatina di alto profilo accanto a quellagreca, propria delle parti orientali dell'impero ed erede dell'ellenismo. Il latino era utilizzato nella ricerca storica (basti pensare al celebreIordanes) e dominava non solo incampo giuridico (Codice giustinianeo, che andava a sostituire ilCodice teodosiano, promulgato circa un secolo prima), ma anche in campolinguistico: la monumentalegrammatica latina redatta daPrisciano di Cesarea fu la più diffusa in Europa e in Asia, insieme a quella diElio Donato, durante tutta l'età medioevale. Ancora in pieno VI secolo, costituiva un vanto, per l'imperatore Giustiniano, essere di madrelingua latina,[94] anzi, secondo lo storicoPeter Brown «..si ha l'impressione che a Costantinopoli, e non nel villaggio natio, Giustiniano imparasse ad apprezzare il latino come lingua imperiale».[95]
Ricordiamo infine che nella prima età bizantina il latino contribuì ad arricchire, con un gran numero di termini, il lessico della koinè greca (Κοινὴ Ἑλληνική) soprattutto in ambito amministrativo, legale, fiscale e militare. Nell'estratto di un documento ufficiale del 449, redatto in greco, la quasi totalità dei termini utilizzati sono latini.[96]
Il greco, fin dal IV secolo a.C. si era ampiamente diffuso nelle terre bagnate dal Mediterraneo orientale come lingua d'uso, di cultura (arti, filosofia e scienza) e del commercio e tale rimase durante tutta la dominazione romana.[97][98][99]In campo religioso divenne anche la lingua comune della Chiesa cristiana nei suoi primi secoli di vita. I romani non ostacolarono, anzi, favorirono lo sviluppo di una cultura ellenizzante non solo nelle regioni tradizionalmente ellenofone, ma anche nell'Occidente latino e nella stessa Roma. Molti storici e letterati di cultura ed espressione elleniche, d'altra parte, subirono il fascino della romanità e ne acquisirono l'ideologia, i valori e, talvolta, ne adottarono la lingua stessa (basti pensare adAmmiano Marcellino eClaudiano). Nel secolo che seguì il crollo dell'Impero romano d'Occidente, lalingua greca andò tuttavia acquistando nell'Oriente romano una chiara preminenza su quellalatina non solo come lingua d'uso (che aveva del resto sempre avuto), ma anche nella pubblica amministrazione e negli ambienti ufficiali legati alla corte imperiale. Una corte, come si è visto precedentemente, sempre più sostenuta da un nutrito gruppo di funzionari e burocrati e non più dai militari romani. Solo nell'amministrazione della giustizia e nell'esercito continuò a utilizzarsi ampiamente il latino. Negli ultimi decenni del VI secolo i tempi erano ormai maturi per l'ascesa del greco come lingua ufficiale dell'Impero in sostituzione del latino.
Fu sotto il regno diEraclio I (610-641) che lakoinè greca si impose anche come lingua ufficiale dell'Impero. Il greco divenne in tal modo anche l'idioma impiegato, in forma pressoché esclusiva, nella Chiesa d'Oriente e nella terminologia politica e amministrativa: le vecchie province divennero altrettantithema, il governatorestratega e l'imperatore stesso venne indicato con il titolo greco dibasileus. La trasformazione fu facilitata dalla definitiva perdita di gran parte dei territori non ellenofoni e in particolare quelli dilingua copta,siriaca edebraica a seguito delle conquiste degliArabi del VII secolo. Nell'Oriente romano illatino colto cadde rapidamente in disuso tra i ceti colti,[100] mentre il latino volgare, in continuo arretramento nelle regioni balcaniche a vantaggio degli idiomi slavi, fu tollerato solo nell'Italia bizantina rimanendo comunque una lingua minoritaria dell'Impero. Riuscì tuttavia a dare vita, presso le popolazioni romane della Tracia allalingua (Proto-) Rumena.[101] Allo stesso modo si formò un'altra lingua neo-latina vernacolare sulla costa delMar Adriatico; tale lingua si sarebbe successivamente evoluta nellalingua dalmata. Nell'Italia bizantina, il latino (successivamente evolutosi nell'italiano) continuò a essere utilizzato sia come lingua scritta (amministrativa e di cultura) sia come lingua d'uso dalla massima parte della popolazione.
Lingue parlate nell'Impero d'Oriente al tempo diGiustiniano
Molte altre lingue erano parlate in questo impero multi-etnico, come, all'inizio delmedioevo, ilsiriaco earamaico, che erano usate largamente dalle classi istruite delle province della Siria e della Palestina.[102] Allo stesso modo ilcopto,armeno, egeorgiano erano parlate rispettivamente da Egiziani, Armeni e Georgiani.[103] Successivamente contatti con nazioni estere resero loslavo, ilvalacco e l'arabo delle lingue importanti per l'Impero.[104]
Inoltre, poiché Costantinopoli era uno dei centri di commercio più importanti del Mediterraneo e non solo, molto probabilmente vi si parlavano tutte le lingue più diffuse nel mondo medioevale, persino ilcinese.[105] Solo quando l'Impero iniziò a declinare definitivamente, riuscì a raggiungere una maggiore omogeneità etnica e linguistica e il greco divenne parte integrante dell'identità collettiva dei suoi abitanti.[106]
Se alla vigilia dell'espansione araba del VII secolo l'impero d'Oriente era ancora uno Stato estremamente composito, conGreci,Italiani,Valacchi (popolazione balcanica dilingua romanza),Armeni,Ebrei,Egizi, Siriani,Illiri,Traci,Slavi, dopo il 650 circa attenuò tale eterogeneità culturale, pur mantenendo sempre un carattere multietnico (si diceva che nella sua capitale si parlassero tutte le settantadue lingue del mondo). La civiltà greco-romana continuò a irradiare da alcuni centri che erano stati già culla dell'ellenismo, ma altri importanti poli culturali, comeAntiochia eAlessandria d'Egitto, vennero definitivamente persi.Costantinopoli continuò a essere tuttavia, fino agli inizi del XIII secolo, il massimo emporio euroasiatico e la città di gran lunga più ricca e popolosa del suo tempo, custode dell'eredità culturale classica e orgogliosa di rappresentare unimpero le cui istituzioni civili e i cui valori ideali informavano ancora di sé la storia dell'umanità.
In qualità di unico Stato stabile a lungo termine dell'Europa medioevale, Bisanzio isolò e protesse l'Europa occidentale da nuove emergenti forze provenienti dall'Oriente. Costantemente sotto attacco, separava l'Europa occidentale dai Persiani, Arabi, Turchi Selgiuchidi, e per un breve periodo, gli Ottomani. Le guerre arabo-bizantine, per esempio, potrebbero essere state, a dire di alcuni storici, un fattore chiave dietro l'ascesa diCarlo Magno,[107] oltre a uno stimolo allo sviluppo delfeudalesimo e all'autosufficienza economica.
Per secoli gli storici occidentali hanno utilizzato i terminibizantino ebizantinismo come sinonimi di decadenza, doppiezza e burocrazia complessa, e vi era da parte loro un giudizio molto negativo sulla civiltà bizantina e sui suoi influssi nell'Europa sud-orientale.[108]Bizantinismo fu definito in generale come un insieme di idee religiose, politiche e filosofiche opposte a quelle dell'Occidente. NelXX e nelXXI secolo, tuttavia, il carattere complesso della civiltà bizantina ha ricevuto, da parte degli storici occidentali, un'attenzione maggiore e un trattamento più obbiettivo che in precedenza con il risultato che la civiltà bizantina è stata rivalutata.
L'Impero bizantino giocò un ruolo importante nella trasmissione della conoscenza classica almondo islamico. La sua influenza più duratura, comunque, rimane la sua Chiesa: il lavoro dei primi missionari bizantini diffuse lacristianità ortodossa tra le varie popolazioni slave, ed è ancora predominante tra queste e tra i greci.[109] Le date di inizio e fine dell'indipendenza della capitale, 395 e 1453, vennero originariamente usate per definire i limiti temporali delMedioevo.
La vicenda dell'impero della città del Bosforo, lungi dall'essere un evento lontano e dimenticato, appare come importante chiave di lettura dell'attualità.
I membri dellaguardia presidenziale greca portano una gonna con quattrocento pieghe, simbolo dei quattrocento anni di sottomissione turca del territorio greco iniziati proprio con lacaduta di Costantinopoli; l'entrata in Europa della Turchia, di cui fa parte tuttora Istanbul, è argomento di dibattito sui quotidiani; la frattura fra le chiese ortodosse e quella romana rimane una questione aperta e ilPatriarca di Costantinopoli resta tuttora il "primo fra pari" dellaChiesa ortodossa ed è riconosciuto come unico patriarca di Costantinopoli anche dallaChiesa cattolica, come ai tempi dell'Impero, nonostante la difficile realtà delle antichissime comunità cristiane delMedio Oriente.
Se sommiamo l'esistenza dell'anticoImpero romano (incluso l'Impero romano d'Occidente) con quella dell'Impero romano d'Oriente o Impero bizantino, l'intero Impero romano è esistito per 1480 anni. Il predecessore dell'Impero romano, laRepubblica romana, esistette per 482 anni, di conseguenza lo Stato romano, esclusa l'età regia, è durato 1962 anni, o circa cento generazioni. E se a questi aggiungiamo i 244 anni di esistenza dellamonarchia romana, il totale aumenta a 2206 anni.
«Invece, nel suo primo periodo [324-610], l'Impero bizantino era ancora effettivamente Impero romano e tutta la sua vita era fittamente contesta di elementi romani. Questo periodo, che si può chiamare sia il primo periodo bizantino, sia il tardo periodo dell'Impero romano, appartiene alla storia bizantina non meno che alla storia romana. I primi tre secoli della storia bizantina - o gli ultimi tre secoli della storia romana - sono una tipica età di transizione che conduce dall'Impero romano all'Impero bizantino medioevale, in cui le forme di vita dell'antica Roma man mano si estinguono e cedono il posto alle nuove forme di vita dell'età bizantina.»
(Ostrogorsky,Storia dell'Impero bizantino, p. 27.)
^Ostrogorsky colloca la fine del periodo tardo-romano dell'Impero bizantino nel 610, anno dell'ascesa di Eraclio. L'enciclopediaIl mondo bizantino e laThe Prosopography of the Later Roman Empire collocano invece la fine del periodo tardo-imperiale nel 641, sempre con Eraclito ma alla sua morte di Eraclio.
^(EN) Speros Vryonis,The Decline of Medieval Hellenism in Asia Minor and the Process of Islamization from the Eleventh through the Fifteenth Century, ACLS Humanities, 2008, p. passim.
^Per esempio laCronaca dell'ispanico Giovanni di Biclaro (fine VI secolo) utilizza il termineRomani per riferirsi ai Bizantini. Paolo Diacono (fineVIII secolo), invece, utilizza sia il termineRomani sia il termineGreci per riferirsi ai Bizantini.
^«Costante politica degli Augusti d'Oriente, da Arcadio in poi, fu il condurre da una parte una politica di buon vicinato con i regni barbarici che si andavano formando a nord-ovest e a ovest, ma dall'altra anche liberarsi al tempo stesso progressivamente della loro presenza entro i confini dellaPars Orientis, regolarmente incoraggiando le genti che premevano ai suoi confini settentrionali (Goti, Unni, Gepidi, Longobardi) a indirizzarsi verso laPars Occidentis». Cit. da:Franco Cardini e Marina Montesano,Storia Medievale, Firenze, Le Monnier Università/Storia, 2006, p. 92
^Al primo concilio di Efeso (431) i vescovi diScodra (Praevitaliana),Apollonia e Bylis (Nuovo Epiro) sottoscrissero i documenti conciliari in latino. Cfr.Millar 2006, p. 100.
^Michael Grant, (che a sua volta riporta un passo di A. H. M. Jones tratto da The Late Roman Empire, Oxford, Blackwell, 1964, p. 296),From Rome to Byzantium. The Fifth Century Ad, Londra-New York, Routledge, 1998.ISBN 0-415-14753-0
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