Dai cespugli spunta un caposaldo costiero
Fin dal 1941, in piena guerra, i CampiFlegrei iniziano ad ospitare importanti capisaldi dei reparti di DifesaCostiera del Regio Esercito e tale spiegamento raggiunge la massima espansione nell’estatedel 1943.
Per far fronte ad un probabile sbarco nemico sirealizzano vari campi trincerati sia del tipo dettoCaposaldo di Contenimento Costiero (C.C.C.) chedel tipo detto Caposaldo di Sbarramento Costiero (C.S.C.). Ognuno di questi capisaldi è fornito ditorrette di avvistamento, avamposti,trincee, casematte ed i caratteristici bunker che dagli americani sono chiamati“pillbox”, letteralmente “portapillole. Tutte opere che oggi potrebberorappresentare un bene da tutelare e valorizzare nel contesto ambientale in cuisi trovano.
I Capisaldi diContenimento sono previstinelle zone adiacenti al mare, dove dovrebbero contrastareeventuali sbarchi nemici in forze e contenerli in attesa dell’arrivo dirinforzi.
Sonocomposti da più strutture in cemento armato, molte volte scavate in caverna,unite tra loro in modo da formare un unico campo trincerato e fortificato. Sonodotati di una grande varietà di armi che comprendono artiglierie antinave alunga gittata, artiglierie di medio calibro da utilizzare contro mezzi dasbarco o corazzati, armi automatiche atte a spazzare la spiaggia quando,durantele delicate operazioni di sbarco, l’invasore non può fare uso di tutti i suoimezzi.
Nei Campi Flegrei a questatipologia appartengono il caposaldo “Biella” nella zona di Torregaveta e ilcaposaldo “Brescia” che fa perno sull’Acropoli di Cuma (Bunkerdi Cuma)[1].
I Capisaldi di Sbarramentosono composti da più strutture e postazioni vicine, ma non sempre tra lorocollegate; hanno il compito di impedire la penetrazione del nemico versol'interno del territorio dopo lo sbarco. Spesso sono camuffate come civili costruzioni;sono dotate di armi controcarro e generalmente si trovano lungo importantisnodi ferroviari e stradaliessenzialmente a cavallo delle rotabili di accesso. Illoro scopo è l’arresto di colonne motomeccanizzate in fase di penetrazione; pertantosono appoggiati a terreno laterale forte per se stesso.
Quelli costruiti nel Campi Flegrei, ilcaposaldo “Bari” nella zona di Licola e Monte San Severino, il caposaldo“Bolzano” nella zona di Grotta dell’Olmo, il caposaldo “Bologna” nella zonaposta tra il Castello di Monteleone e la rotonda di Maradona, il caposaldo“Bergamo” nella zona posta tra la Schiana e Masseria Ferraro, ed il caposaldo“Brindisi” nella zona delle Mofete e della Sella di Baia, sono in posizionearretrata rispetto alla linea di costa e dovrebbero contrastare avanzate versoNapoli a nemici che abbiano eventualmente superato o aggirato i capisaldi dicontenimento [2- Monteleone].
Sempre nel Campi Flegrei tra un caposaldo e l’altro, o in prossimità di importanti obbligati punti di passaggio, troviamo alcuni Posti di Blocco Costieri (PBC). Essi sono il “Benvenuto” sulla Domiziana altezza Lago d’Averno, il “Buonanno” alla Punta Epitaffio di Baia, il “Bernardo” ad Arco Felice (Posto di Blocco di Arco Felice), il “Beato” al quadrivio dell’Annunziata, il “Bruno” alla Montagna Spaccata e così altri ancora ad Agnano ed a Nisida.
I posti di Blocco hanno nomi maschili ed icapisaldi nomi di città; entrambi iniziano con la lettera “B” e sono postisotto il Comando Difesa Porto di Napoli del Generale Ettore Marino, con sede aCastel Sant’Elmo, responsabile del tratto di costa dalla Foce di Licola a Capod’Orso di Vietri sul Mare.
I posti di Blocco hanno nomi maschili ed icapisaldi nomi di città; entrambi iniziano con la lettera “B” e sono postisotto il Comando Difesa Porto di Napoli del Generale Ettore Marino, con sede aCastel Sant’Elmo, responsabile del tratto di costa dalla Foce di Licola a Capod’Orso di Vietri sul Mare.
Il tratto di costa nord da Foce di Licola alGarigliano è invece sotto la giurisdizione della XXXII Brigata Costiera delgenerale Carlo Fantoni con sede a Villa Literno. I suoi Capisaldi ed i suoiPosti di Blocco iniziano tutti con la lettera “A”.
A sud, aguardia della costa salernitana, c’èla 222° Divisione Costiera al comando del Generale Ferrante Gonzaga che saràtrucidato dai tedeschi, è i nomi dei suoi capisaldi iniziano tutti con lalettera “C”.
Nelle zone interne della Campania c’è qualcheraccogliticcia Divisione di fanteria, in ricostituzione perché reduce dallaRussia; i nomi dei capisaldi dell’interno iniziano tutti con la lettera “D”.
Il caposaldo “Brindisi” di Baia svolge, ufficialmente,un doppio ruolo; quello di Caposaldo di Contenimento perché dovrebbe contenereun improbabile sbarco che possa avvenire sulla vicina frastagliata costa equello di Caposaldo di Sbarramento perché dovrebbe sbarrare la strada adeventuali colonne nemiche, sbarcate sulla cosiddetta spiaggia romana, e diretteverso Napoli.
Oltre questa doppia funzione il “Brindisi”presenta anche altre particolarità perché dispone di quasi tutte le tipologiedi manufatti difensivi e di tutti gli accorgimenti capaci d’ingannare laricognizione nemica.
Nell’estate del 1943 sono presenti circa 18postazioni, variamente disposte e ricavate, atte a contenere fucilimitragliatori, mitragliatrici pesanti e pezzi anticarro. Praticamente questocaposaldo protegge due possibili valichi attraversabili da eventuali nemici; ilprimo valico è costituito dalla provinciale Cuma-Fusaro-Sella di Baia che èprotetta da postazioni armate con pezzi anticarro; il secondo valico ècostituito dai rilievi di Monte Ginestra-Mofete che, non essendo valicabili daautomezzi, possono essere protetti da postazioni armate di sole mitragliatrici.
Sul primo percorso, provenendo da Cuma,incontriamo unbunker, che controlla la strada del lago Fusaro, con ampieferitoie onde permettere il tiro a una mitragliatrice pesante oppure ad unpezzo anticarro. Le aperture sono protette in alto da cornicioni, poichè ilbunker funge anche da punto d’osservazione, e sul suo tetto ci sono erbe, fioried altre piante selvatiche che forniscono un camuffamento naturale [4].
Poco avantiincontriamoilpiù caratteristico bunker di questo caposaldo, posto sempre nei paraggi dellago Fusaro, all’incrocio tra la stessa via Fusaro e via Virgilio [5a].
E’ una casamatta, adiacenteal ristorante “Antichi Romani”, costruita in modo che assomigli ad unampliamento del ristorante del quale riprende anche la verniciatura in bianco erosa. La casamatta, che comunque desta qualche sospetto per il modo in cuisporge sulla strada, dispone di quattro feritoie in prossimità del suolo in cuitrovano riparo e possono far fuoco cannoni anticarro [5b].
In una delle foto,scattate dagli alleati subito dopo la ritirata tedesca, si nota che una porzionedella parete esterna è stata rimossa per mostrare la reale camera corazzata[5c].
In una delle foto,scattate dagli alleati subito dopo la ritirata tedesca, si nota che una porzionedella parete esterna è stata rimossa per mostrare la reale camera corazzata[5c].
In un’altra fotopanoramica notiamo al centro questa speciale casamatta e sullo sfondo ilretrostante rilievo che sale alle Mofete cosparso di altri bunker che poidescriveremo [5d].
Inoltrandoci nellastretta via Virgilio, a poco meno di cento metri dal descritto ristorante,incontriamo un bunker monoarma, sopraelevato su di un terrapieno. Ci sono dueferitoie basse da cui possono far fuoco uno o due fucili mitragliatori checontrollano la strada non praticabile da grossi mezzi corazzati [6].
Verso la fine di viaVirgilio, sul lato destro, incontriamo una caserma campale costituita damolteplici baracche mimetizzate. Il campo, progettato inizialmente per poterospitare le guarnigioni di fanteria costiera in servizio nei vari capisaldi deiCampi Flegrei, al suo completamento nel corso del 1942 è ceduto all’esercitodell’alleato tedesco che sempre più numeroso presenzia le nostre coste [7a-b].
Più avanti, nei paraggi del grande incrociotra via Terme Romane, via Bellavista, via Ottaviano Augusto e via Vanvitelli troviamo,di fronte all’ancora esistente bunker [8a],
una casamatta camuffata da casacolonica fornita di varie aperture a livello stradale atte adospitare dei cannoni anticarro in grado di tenere sotto tiro le varie diramazioni checonfluiscono al quadrivio [8b].
una casamatta camuffata da casacolonica fornita di varie aperture a livello stradale atte adospitare dei cannoni anticarro in grado di tenere sotto tiro le varie diramazioni checonfluiscono al quadrivio [8b].
Il citato adiacentebunker posto in alto sulla strada, non mimetizzato, ha una particolareconformazione ad angolo ed ospita una mitragliatrice pesante. Ha un'unicaferitoia con estesa strombatura onde permettere un’ampia sventagliata verso ilvasto incrocio [8c-d].
Nel piazzale postopoco più avanti, al culmine della Sella di Baia, è stata costruita una baraccache funge da posto comando e fureria per il capitano comandante di questocaposaldo [9a].
Di fronte alle scale,che conducono alle case operaie [9b],
è stata ricavata una cucina da un rusticoappartenente ad una vicina casa colonica [9c].
è stata ricavata una cucina da un rusticoappartenente ad una vicina casa colonica [9c].
In questa casacolonica abita la signorina Anna Scotto di Vetta nata a Bacoli il 25 dicembre1926 che vediamo in una foto scattata dal caporal maggiore Carmine Peluso neiprimi mesi del 1943 [9d] e in una foto recente [9e].
Superata la Sella eprocedendo verso Baia, in via Terme Romane altezza del sottostante Tempio diDiana, troviamo un’altra casamatta rivestita con blocchi di pietra di tufo chela confondono con le pareti del vicino edificio.
La feritoia centraleospita un pezzo anticarro e le due laterali possono essere utilizzate da armiautomatiche. [10a (b - come sarebbe oggi)].
Questo fortino èstato costruito per coprire una curva della strada e colpire eventualiavanzanti colonne motorizzate nemiche. Una foto scattata dall’alto, perriprendere l’ardita cupola del tempio, ci mostra anche la cupola corazzata delbunker racchiuso all’interno della casamatta [10c].
Ci troviamo in un panoramicopunto della collina e questa strada, fino a Villa Sabella che ospita altrocomando militare, è molto ricercata per le rituali foto ricordo da militariitaliani e tedeschi [10d-e].
Lo stesso piacevolediversivo se lo procura, sulle vicine scale Sella di Baia che scavalcano lasottostante Ferrovia Cumana, il cappellano del 117° reggimento di fanteriacostiera con l’imponente cupola romana che fa da sfondo [10f].
Sempre in via TermeRomane, incrocio con via Petronio, troviamo un bunker che, come quasi tuttiquelli che insistono su arterie importanti, ospita un pezzo anticarro che puòsparare in varie direzioni [11a].
Le sue feritoie sono senzastrombatura ma larghe e alte quanto basta per consentire al pezzo d’artiglieriadi regolare l’alzo e di sparare. Si intravede lo spessore, della internacircolare camera di combattimento, sicuramente superiore ai 60cm che glipermette di resistere a colpi di carri o semoventi leggeri nemici [11b].
Risalendo quasi tuttavia Petronio, in cima alla collina, andiamo incontro al primo bunker della zonaalte delle Mofete. Si trova di fronte all’edificio dell’acquedotto e attualmenteè tutto dipinto di bianco perché così combinato identifica un bar relax cheoffre i suoi confort lontano dal caos cittadino [12a].
Data la natura delterreno circostante presenta alte feritoie, senza strombature, che lascianointravedere il poco spessore cementizio. Da questo bunker gli occupanti possonosparare in piedi con fucili o mitragliatori [12b-e].
A non molta distanza dal precedente, dietro l’edificio dell’acquedotto, troviamo un altro bunker; siamo sul ciglio della collina da dove si ha un’ampia panoramica fino al lago Fusaro [13a].
Questo bunker pluriarma, nascosto tra recinti, erbacce e “spalandroni”, risultaaffossato e le sue feritoie sono a livello del terreno; quelle posteriori, rivolteverso la più lontana via Petronio sono del tipo stretto per permettere il tirosolo con mitragliatore. Quelle anteriori, che dominano la sottostante via MarcoAurelio, sono del tipo più ampio onde permettere il tiro con mitragliatrice controeventuali invasori risalenti dal territorio del Fusaro [13b-c].
Poco più avanti, incima al Monte Ginestra, da cui si domina sia il versante ricadenti sul golfo diNapoli sia quello ricadente sul golfo di Gaeta, c’è una alta torre tipotraliccio in ferro. E’ un particolare Posto di Avvistamento Lontano alledipendenze della 19° Legione Contro Aerea di Napoli; utilizzato sia dagliosservatori di allarme aereo sia dalle vedette del caposaldo “Brindisi” [14].
Iniziando a scendereverso il lago Fusaro sulla sinistra incontriamo un altro bunker, che gode di unottimo settore di tiro; anch’esso del tipo infossato [15a].
Ha feritoie basse, pocopiù elevate del terreno su cui è inserito, con ampie strombature attraverso lequali è possibile apprezzare il notevole spessore di cemento. Deve poterresistere a colpi di artiglieria, seppure leggera, ed è fornito dimitragliatrice pesante [15b-e].
Non possiamo nonapprezzarne la strategica posizione in cui è inserito con possibilità didominare ampi settori precludendoli all’avanzata nemica [16b-c].
Si presenta perfettonel suo aspetto, che tra l’altro incute timore, il tutto accentuato dallaperfetta e caratteristica cupola paraschegge [16d-e]
E’ fornito diferitoie, fornite di sfasatura ed a livello alto, che permettono il tiro a fucilimitragliatori e moschetti per difesa ravvicinata; il suo spessore non è moltoelevato perché, data la sua posizione, difficilmente potrebbe essere colpito dapezzi di artiglieria nemica [16f-g].
Scendendo lungo ilvallone, sulla stessa direttrice, poco più giù incontriamo l’ultimo bunker diquesto caposaldo [17a].
E’ del tipo infossatoconi varie feritoie munite di strombatura, basse quasi a livello del terreno,da cui possono sparare sia mitragliatrici pesanti che, eventualmente, un pezzocontro carro. Data la sua vicinanza alla sottostante via Fusaro è fortementecorazzato possedendo il previsto massimo spessore di cemento [17b-e].
Certamente tutte queste fortificazioni progettate dagli ingegneri del genio militare italiano, seppure costruite in modo affrettato, quasi sempre sono state oggetto di lavorazione accurata ben sfruttando i vantaggi offerti dal terreno e dall’ambiente per assicurarne la massima efficacia. Inoltre la fantasia ha giocato un grosso ruolo nelle opere di mascheramento risultate in grado di nascondere questi manufatti prima alla ricognizione aerea nemica e poi a quella esplorante terrestre.
Naturalmente oltrequeste opere il caposaldo è cosparso di infiniti altri ostacoli artificialicome filo spinato, cavalli di Frisia, fossati e barriere anticarro, nonché minepronte per essere interrate negli obbligati punti di passaggio.
Naturalmente oltrequeste opere il caposaldo è cosparso di infiniti altri ostacoli artificialicome filo spinato, cavalli di Frisia, fossati e barriere anticarro, nonché minepronte per essere interrate negli obbligati punti di passaggio.
Oltre le strutture edi fanti del caposaldo “Brindisi” la zona di Baia ospita molti altre postazionidipendenti da altri comandi militari.
Su alle Mofete, concomando nel Castello Jannon, ci sono due batterie contro aeree leggere da37/54mm ed una batteria di riflettori, tutte appartenenti al Regio Esercito.
In via Bellavista,nei pressi della Sella di Baia, c’è una batteria contro aerea pesante con cannonida 90/53, dipendente dal Regio Esercito.
Una batteria controaerea leggera da 40/39, della Regia Marina, si trova schierata in alto sulcastello di Baia.
Una batteria controaerea leggera da 20mm, del Regio Esercito, si trova piazzata a Punta Epitaffio.
Da notare che a PuntaEpitaffio, naturale confine tra Baia e Lucrino, si trova pure il Posto diBlocco Costiero “Buonanno” munito di un mitragliatore, una mitragliatrice, uncannone contro carro e 20 uomini che, pur non rientrando nella giurisdizionedel Caposaldo “Brindisi”, è presidiato da soldati appartenenti al medesimo 230°Battaglione Costiero [18 - tipico esempio di Posto di Blocco].
Il 230° battaglionedi fanteria costiera è stato formato a Reggio Calabria presso il depositodel 208° Reggimentodi Fanteria “Taro”. Così, mentre il reggimento originale combatte nellapenisola balcanica, il suo battaglione di “complementi” è inviato a presidiarei Campi Flegrei. Dalla seconda metà del ’42 anziani e reduci del 40° Reggimentodi Fanteria, in maggioranza nativi del napoletano, che man mano rientrano dopotre anni di permanenza in Africa, ottengono di prestare servizio neibattaglioni costieri dislocati nelle vicinanze dei luoghi natii. Pertanto nonsono più inviati ad Agropoli presso il loro 162° battaglione di “sedentari ecomplementi” ma assegnati al 230° battaglione costiero schierato nei CampiFlegrei [19 - notare i numerosi fanti con le croci distribuite in Africa dalla divisioneBologna].
Il 230° passa, insieme ai battaglioni 318° e319°, alle dipendenze del 117° reggimento di fanteria che, nell’ambito delComando Difesa Porto di Napoli, ha giurisdizione sul tratto di costa compresotra Foce Licola e Portici, e pone il suo comando a Baia, tra repertiarcheologici e bellezze paesaggistiche [20a-b]
Inizialmente il 230° battaglione hal’incarico di presidiare il tratto litoraneo che dalla Foce di Licola arriva aNisida; praticamente tutta la costa flegrea. Poi nel corso del 1942, con leaccresciute postazioni difensive e nuove esigenze, riduce il suo campooperativo da Foce di Licola alla vicina Torre Fumo posta nel comune di Monte diProcida. Nello stesso tempo il battaglione porta da quattro a sei le compagnieche lo compongono; intanto anche il 117° reggimento sposta il suo comando daBagnoli a Pozzuoli.
Ora, nell’estate del1943, il 230° battaglione con oltre sei compagnie ha enormemente dilatato ilsuo organico impegnato presso tutti i capisaldi e posti di blocco della zona esi prevede, per il solo caposaldo “Brindisi” di raggiungere un organico di 2compagnie fucilieri, 1 compagnia mitraglieri ed una compagnia cannoni controcarri, oltre ad autonome squadre mitraglieri e controcarri.
Non potendo usufruire degli alloggi costruitial Fusaro il grosso del battaglione è accasermato in baracche realizzate aiFondi di Baia, vasto pianoro dove si svolgono anche manifestazioni ufficiali ereligiose [21a-d].
Le squadre fucilieri svolgono poi vasteesercitazioni di addestramento sia presso i Fondi che nelle campagne delleMofete; tutti territori che in caso di sbarco nemico effettivamente potrebberovederli impegnati [22a-b].
Ormai la guerra è giunta a un tale livello didevastazione che ha impoverito e amareggiato la popolazione che è al culminedella sopportazione; pertanto i militari svolgono anche “servizio d’ordinepubblico”; negli stabilimenti del “Silurificio Italiano” a guardia dei puntistrategici e dei tunnel in cui sono custoditi i siluri; nelle gallerie dellaFerrovia Cumana che ospitano la popolazione civile nel corso dei bombardamentiaerei; presso gli Uffici di Poste e Telegrafi presi d’assalto da vedove, mogliee mamme che hanno necessità di riscuotere il misero sussidio dei loro cari chetutto hanno dato alla Patria [23a-b].
In questo generale abbrutire vien fuori labontà del soldato italiano, i fanti “adottano” molti bambini che, quando èl’ora del rancio, insieme a molti adulti indigenti si mettono in fila con isoldati; tutti ricevono la loro razione [24a-b].
La guarnigione diquesto caposaldo non sarà mai chiamata a contrastare sbarchi nemici, contro tuttele aspettative gli alleati l’otto settembre 1943 scelgono il golfo di Salernoe, con il contemporaneo annuncio dell’armistizio firmato dall’Italia,s’incrinano i rapporti con le numerose forze tedesche sempre più presenti inzona [25 – schizzo fatto da un soldato tedesco accasermato al Fusaro].
I comandi militari periferici apprendonodell’armistizio, come i comuni cittadini, dal messaggio del MarescialloBadoglio diffuso dalle stazioni radio alle 19:45 dell’8 settembre 1943; nella stessa notte i tedeschi prendono possesso del Posto di Blocco e dellebatterie di Arco Felice che sono vicinissime alla sede del loro comando che sitrova all’Albergo dei Cesari di Lucrino.
Non sono del tuttochiare le sorti degli altri capisaldi flegrei, troppo frammisti con le forzetedesche che, ricordiamolo, sono presenti anche al Fusaro, a Miseno e nellazona di Cuma. Si consuma lo stesso scenario che si svolge a Roma, in tuttaItalia e nei Balcani, con identico finale.
Lo Stato MaggioreItaliano riporta che ancora il 10 settembre questo caposaldo, e quello sullaDomiziana che ruota attorno alla Masseria Ferraro, sono interessati da attacchida parte tedesca che però falliscono. Questa inaspettata resistenza da parteitaliana potrebbe essere stata attuata dai validi componenti del 230°battaglione composto, per la maggior parte, da reduci della 25° DivisioneBologna che ha dure esperienze di battaglia nei deserti cirenaico e marmarico.Sembra che solo dopo il giorno 11 i tedeschi riescano a controllare tutta lazona e questo porterebbe a credere che i due caposaldi siano tra gli ultimi inItalia a cedere le armi.
Il giorno 12 i soldatiitaliani, abbandonati al loro destino, sbandano e fanno ritorno a casa; i tedeschifinalmente possono occupare le varie postazioni limitandosi a controllare lestrade.
Verso fine settembre,prima di andar via, i guastatori tedeschi provvedono, nel baiano, a minare lafabbrica di siluri, gli impianti portuali e fanno saltare delle mine nella strettagola di Sella di Baia provocando lo smottamento di terreno e la conseguenteostruzione della strada [26].
Tutti i magazzini, cellai, pollai e porcilisono depredati dai tedeschi in fuga che caricano i loro camion con un enorme bottino;un malloppo che, seppure a malincuore, è strabenedetto dalla popolazione cheora assapora la libertà.
RINGRAZIAMENTI
- Particolare ringraziamento all’amico Elio SamueleGuardascione che ha raccolto testimonianze sui luoghi e sulle personefotografate da mio Padre Carmine Peluso negli anni di guerra.
- Non minore ringraziamento all’amico Antonio Alescioche con passione, e con rischio personale, ha fotografato le superstititestimonianze di questo caposaldo.
BIBLIOGRAFIA
- CarminePeluso – Diario fotografico di guerra 1939-1943
- SimonPocock – Campania 1943 – Provincia di Napoli - Parte II – Zona Ovest
- SimonPocock – Campania 1943 – Paesaggi Perduti
- LoPiccolo, Lo Sardo – Il sistema di difesa durante il Secondo Conflitto Mondiale
Giuseppe Peluso